Sestili a iNews24: “Riaperture? Il rischio non è calcolato, hanno deciso di correrlo”

Il fisico e divulgatore scientifico, Giorgio Sestili, fa il punto della situazione analizzando i numeri della pandemia: “Abbiamo abolito la zona gialla da un mese, ci saremmo aspettati una situazione migliore”. Sul mantenimento del coprifuoco e sulla relativa polemica politica : “Non c’è una risposta certa, ma togliere il coprifuoco e tenere i locali aperti è ciò che ha prodotto il disastro della scorsa estate”

Giorgio Sestili (@Facebook)

Analizzando i dati degli ultimi giorni, come giudica l’attuale situazione epidemiologica?

“La situazione è in miglioramento, su questo non ci sono dubbi. Veniamo da cinque settimane consecutive in cui i contagi sono diminuiti in tutto il territorio nazionale, pero c’è da dire che questo miglioramento è molto lento e soprattutto nell’ultima settimana la decrescita si è fermata e i contagi sono diminuiti solo dell’1%. Il momento continua ad essere critico, tant’è che ieri abbiamo registrato ancora ben 15mila casi, che sono tantissimi se pensiamo che da oltre un mese abbiamo abolito la zona gialla e abbiamo tutta l’Italia in rosso e arancione. Ci saremmo aspettati una situazione migliore, cosa che invece ad oggi non abbiamo”

Le misure di contenimento varate nell’ultimo decreto,  le sembrano adeguate alla fase che stiamo vivendo?

“Le decisioni sono state prese e ormai dal 26 si riapre. Si ritorna alle zone gialle, ma non solo, infatti riprenderanno anche tutta una serie di attività che erano chiuse da ottobre, come i ristoranti all’ora di cena, i cinema, i teatri. Si torna ad una situazione che permetterà di fare molto di più di quanto non si potesse l’inverno scorso, anche in zona gialla”

Le riaperture e il rischio calcolato

Riaperture Draghi
Le parole del Presidente del Consiglio (Screenshot Youtube)

Si è parlato di un rischio calcolato, ma siamo davvero sicuri che sia calcolato bene?

“Ecco, io parlerei di rischio, ma non di calcolo. Semplicemente perché questo rischio non può essere calcolato. Innanzitutto perché non abbiamo dei modelli predittivi tali da poter calcolare un rischio del genere, ma non ce l’ha nemmeno il Cts. Secondo poi, perché non siamo stati in grado di mettere in campo un’attività di monitoraggio efficace nelle scuole, nei luoghi di lavoro o sui mezzi pubblici, quindi non sappiamo assolutamente quale sarà l‘effetto di queste aperture. Però sappiamo quello che è successo negli ultimi mesi, per esempio che le cosiddette zone gialle con la diffusione delle varianti sono state un disastro, basti pensare che la Sardegna tre settimane fa era addirittura in zona bianca, mentre ora è in zona rossa. Il rischio non è calcolato, è solo un rischio che si vuole assumere perché ormai non siamo più in grado di reggere le pressioni che chiedono di riaprire: quelle dal basso perché la gente è stremata,  quelle dall’alto perché al governo c’è la destra di Salvini”.

Quindi il livello di attenzione deve rimanere alto?

“Esattamente, e a questo dobbiamo aggiungere anche il fatto che abbiamo ancora una bassissima percentuale di popolazione vaccinata, il che significa che i vaccini ancora non possono assolutamente avere un effetto sui contagi. Lo possono avere su alcune fasce di popolazione più a rischio, come ad esempio gli over 80 ed è certamente un elemento importante per avere una minore pressione sugli ospedali, ma allo stesso tempo è molto probabile che nelle prossime settimane vedremo anche una ripartenza dei contagi

Lockdown e coprifuoco in Italia e in Europa

Lockdown Germania
Covid, in Germania torna il lockdown dopo Natale (Foto: Getty)

La polemica politica sulle riaperture  ha riguardato soprattutto il mantenimento del coprifuoco alle 22.00, ma è una misura davvero necessaria?

“In realtà ognuno può dire ciò che vuole, perché non ci sono dati a supporto o meno di una misura di questo tipo. Noi sappiamo che gli assembramenti e gli spazi chiusi sono pericolosi. È ovvio che gli assembramenti sono più probabili nelle ore di aperitivo e in quelle serali, perché la gente di giorno lavora e, soprattutto, la sera i giovani escono. Per quanto però non ci sia una risposta certa, è chiaro che eliminare il coprifuoco e mantenere allo stesso tempo locali, bar e ristoranti aperti fino a tardi è un rischio enorme, lo stesso  che ha prodotto il disastro di agosto 2020, quando pensavamo che l’epidemia fosse finita e abbiamo addirittura riaperto le discoteche, facendo ripartire tutto dalla Sardegna e dal Billionaire. Ecco perché non è interessante tanto discutere sul coprifuoco alle 22 o alle 23, quanto capire che gli assembramenti vanno evitati e che se le persone vogliono vedersi, devono farlo in piccoli gruppi e possibilmente all’aperto

Rispetto agli altri Paesi, è vero che abbiamo avuto misure di restrizione più rigide?

“È vero che in Italia siamo stati in zona rossa per più tempo, ma anche lì bisogna vedere cosa significa veramente.  L’Italia non ha un vero lockdown da aprile dello scorso anno e anche in zona rossa era possibile svolgere comunque diverse attività. La verità è che in questi mesi ogni Paese ha interpretato la parola lockdown in modo diverso. Detto questo, sia la Germania che il Regno Unito, da  dopo Natale ad oggi, hanno tenuto chiuso molto più dell’Italia, con zone rosse e lockdown prolungati su tutto il territorio  nazionale”

La campagna vaccinale e la corsa verso l’immunità di gregge

Vaccinazioni Usa
Milano vaccini (Getty)

Prima ha accennato alla vaccinazione degli over 80, numeri alla mano, come sta procedendo la campagna vaccinale?

“Sta accelerando anche se siamo lontani dall’obiettivo dichiarato dal governo di 500mila dosi al giorno entro il mese di aprile. Ad oggi siamo riusciti a farne un massimo di 370 mila dosi al giorno. Al momento abbiamo vaccinato con due dosi poco più delll’8% della popolazione italiana e circa il 20% ha ricevuto una sola dose. Sono invece buoni, finalmente, i dati sugli over 80, nel senso che tutte le regioni, tranne la Sicilia e la Calabria, hanno somministrato almeno una dose a questa fascia di popolazione, mettendo così a riparo i più fragili dalla possibilità di gravi conseguenze”

A questo ritmo, tra quanto raggiungeremo l’immunità di gregge?

“Difficile a dirlo, ma di questo passo tra circa tre mesi potremmo aver raggiunto l’obiettivo di un 60-70% di persone immunizzate”