Omicidio Torre Annunziata, effettuata l’autopsia al corpo di Maurizio Cerrato. Il punto sulle indagini

Questa mattina è stata effettuata l'autopsia al corpo di Maurizio Cerrato, il sessantunenne ucciso nei giorni scorsi a Torre Annunziata, in via IV Novembre, in seguito a una lite per un parcheggio.

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Questa mattina è stata effettuata l’autopsia al corpo di Maurizio Cerrato, il sessantunenne ucciso nei giorni scorsi a Torre Annunziata, in via IV Novembre, in seguito a una lite per un parcheggio. Il pubblico ministero ha dato cinquanta giorni per il deposito delle motivazioni delle cause della morte dell’uomo.

Per l’episodio sono finite in manette quattro persone, destinatarie di un decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata ed eseguito dai carabinieri. Il reato contestato è quello di omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. I quattro avrebbero agito in gruppo e non è ancora stato chiarito di tra loro avrebbe materialmente accoltellato e ucciso l’ex custode degli Scavi di Pompei. L’udienza di convalida dei fermi è prevista per lunedì 26 aprile, in presenza del gip, al carcere di Poggioreale.

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Le indagini – lampo si sono basate principalmente sul racconto di Maria Adriana, la figlia, oltre che di tre testimoni e delle dichiarazioni dei fermati, che pur avendo minimizzato l’accaduto, avrebbero ammesso di aver partecipato all’aggressione mortale.

La ricostruzione dei fatti di Maria Adriana Cerrato

Maria Adriana Cerrato, figlia della vittima, che lavora in uno studio web poco lontano dalla casa dei fermati, in via IV Novembre, nel primo pomeriggio del 19 aprile avrebbe parcheggiato sotto casa di uno dei fermati. Prima però, avrebbe spostato la sedia posizionata da loro per riservarsi illegittimamente il posto auto. All’uscita dal lavoro, circa tre ore dopo, la giovane avrebbe trovato uno pneumatico forato. Entrata in un garage, avrebbe chiamato il padre Maurizio per chiedergli di arrivare per sistemargli la gomma. La giovane avrebbe nuovamente spostato il masso e la sedia, facendo infuriare una donna, familiare e residente nel palazzo di uno degli indagati.

L’arrivo di Maurizio Cerrato

Arrivato sul posto, Maurizio avrebbe provveduto a sistemare lo pneumatico dell’auto della figlia. La lite sarebbe cominciata proprio con la donna, che raggiunto il garage dove Maurizio stava sistemando l’auto di Maria Adriana, avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la giovane, provocandole delle ferite. Insieme a lei c’era un uomo (familiare, primo indagato). Cerrato, intervenuto per difendere la figlia, sarebbe stato assalito da quest’ultimo, che l’avrebbe colpito sul sopracciglio con un cric. La lite si sarebbe poi placata e l’uomo sarebbe andato via, per poi tornare insieme ad altre tre persone.

Maurizio Cerrato, ucciso a Torre Annunziata - Foto di Facebook
Maurizio Cerrato, ucciso a Torre Annunziata – Foto di Facebook

La spedizione punitiva

Mentre Maurizio Cerrato sistemava lo pneumatico e le due donne stavano chiarendo la situazione, l’uomo sarebbe ritornato insieme ad altre tre persone (anche loro fermate e indiziate per l’omicidio). Tutti insieme avrebbero aggredito Maurizio, scaraventandolo prima contro il finestrino dell’auto della figlia, poi contro un’altra auto accerchiandolo e prendendolo a pugni. In una manciata di minuti, uno dei quattro aggressori – che ancora non è stato identificato –  gli avrebbe provocato la morte accoltellandolo.

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La versione degli indagati

Secondo gli investigatori e la procura, le dichiarazioni rese dai quattro fermati sarebbero poco attendibili. Il principale indiziato e un altro partecipante al raid avrebbero minimizzato l’accaduto, così come la donna (non indagata) non avrebbe raccontato tutta la vicenda, confermando solo la lite. Le loro dichiarazioni hanno però aggiunto un tassello importante alle indagini dei carabinieri: la partecipazione della quarta persona all’aggressione mortale, che in un primo momento non era stata menzionata.

Le accuse

Tutti gli indagati avrebbero agito in concorso e sarebbero ugualmente responsabili della morte di Cerrato. Infatti secondo gli inquirenti, la vittima “è stata accoltellata da uno degli indagati mentre gli altri complici lo tenevano fermo in piedi, proprio per consentire a uno di loro di accoltellarlo”. Tutti, chiamati da uno di loro, sempre secondo gli inquirenti, “hanno immediatamente aggredito fisicamente il Cerrato”.
Ricorrerebbe infine, l’aggravante della premeditazione. Stando al decreto di fermo infatti, l’uomo sarebbe andato via con l’intenzione di chiamare i rinforzi e aggredire mortalmente la vittima. Allo stesso modo, gli altri tre partecipanti al raid giunti in un secondo momento, sarebbero arrivati armati di coltello e avrebbero picchiato Cerrato senza dargli il tempo di chiarire. Per gli inquirenti infine, ci sarebbe l’aggravante dei futili motivi.

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