Così Napoli perde la sua storia millenaria a causa del Covid: “Salviamo San Gregorio Armeno, che rischia di sparire”

Prima che il covid sconvolgesse totalmente i nostri ritmi e le nostre abitudini, a San Gregorio Armeno potevano volerci anche 30 minuti per fare 100 metri. A piedi. Questo è il cuore del centro storico di Napoli: una stradina che collega i due decumani principali della città antica. Ed è qui che i maestri del presepe hanno approfondito la loro arte facendola conoscere in tutto il mondo. Nelle settimane delle feste natalizie, in questa stretta viuzza si riversavano migliaia di napoletani e di turisti, circondati dai profumi del sughero e dai colori dei pastori. Tanto che spesso era necessario installare sensi unici pedonali.

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Adesso San Gregorio Armeno è letteralmente svuotata. Le botteghe, al netto di brevissimi periodi di respiro, sono chiuse da un anno a causa della pandemia. Uno spettacolo desolante per chi è abituato a vedere queste vie brulicanti di vita. Oggi è tutta una schiera di serrande abbassate “che rischiano di restare tali per sempre”, spiega ai microfoni di iNews24.it Gabriele Casillo, presidente dell’associazione che riunisce le botteghe storiche del presepe. “In questi mesi non siamo stati con le mani in mano: abbiamo organizzato eventi; riportato più volte l’attenzione delle amministrazioni locali su questo luogo storico; non ci siamo mai arresi. Adesso, però, senza un programma di rilancio del lavoro e dell’artigianato, sarà dura andare avanti. La strada dei presepi rischia di non essere più quella che conoscevamo.”

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L’arte del presepe napoletano, quella che fin dal ‘700 fece il giro del mondo, sta vivendo un periodo di crisi profondo e inedito. Il rischio è che, in quelle stesse botteghe, possano sostituirsi negozi di generi diversi, fast food o qualunque altra attività possa contare su capitali adeguati alle spalle. “Il problema è capire quanto durerà – continua Casillo – perché, in queste condizioni, nessuno osa immaginare un altro Natale con le saracinesche chiuse. Anzi: credo che in pochi riusciranno ad arrivare all’autunno se non si riaprono le regioni e le frontiere.”