Manifestazione IoApro a Roma, i fieristi: “Noi ci dissociamo dalla violenza, vogliamo solo lavorare”

Tra i feriti della manifestazione Io Apro di Roma di oggi, lunedì 12 aprile, c'è un ristoratore di Trapani, colpito a una gamba da una bomba carta esplosa poco lontano da lui. L'uomo è andato a manifestare insieme a un gruppo dell'Associazione Fieristi Italiani, partito ieri, domenica 11 aprile da Palermo, stanco dopo quattordici mesi di inattività a causa della pandemia Covid-19.

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Tra i feriti della manifestazione Io Apro di Roma di oggi, lunedì 12 aprile, c’è un ristoratore di Trapani, colpito a una gamba da una bomba carta esplosa poco lontano da lui. L’uomo è andato a manifestare insieme a un gruppo dell’Associazione Fieristi Italiani, partito ieri, domenica 11 aprile da Palermo, stanco dopo quattordici mesi di inattività a causa della pandemia Covid-19.

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In piazza anche i lavoratori del settore della ristorazione, delle palestre e di altre categorie colpite dalla crisi economica scaturita dalle chiusure per contenere la diffusione del virus Sars-Cov.2. La protesta si è fatta violenta, degenerando in scontri con la polizia e bombe carta.

Noi ci dissociamo dagli atti vandalici – dice Filippo Accetta, presidente dell’Afi di PalermoSiamo partiti dalla Sicilia perché facciamo fiere e mercati e non lavoriamo dall’inizio della pandemia. Non abbiamo alcun interesse a ricorrere alla violenza. Queste persone non sono disperate, ma infiltrate e non c’entrano nulla col lavoro. Sono venute a manifestare solo per apparire e per creare caos. Quando la situazione è degenerata, noi ci siamo allontanati dalla piazza. Io sono andato direttamente dal dirigente della Digos per dirgli che ci dissociamo dalla violenza, perché così non si ottiene nulla. Ora siamo in albergo”.


Filippo Accetta e un nutrito gruppo che si definisce “Nuovi Disperati”, è partito da Palermo con la nave e dopo l’arrivo al porto di Napoli, è giunto in treno a Roma Termini questa mattina. Arrivati tutti in stazione, in un primo momento sono stati fermati, come racconta Serena Tagliaferri, presidente nazionale dell’Afi: “Non appena scesi, sono stati fermati direttamente sul binario alla stazione di Roma Termini. Sono stati accerchiati e bloccati. Dopodiché Filippo e gli altri, esasperati, hanno minacciato di sdraiarsi sui binari. Li abbiamo fatti chiamare dall’avvocato che ha parlato con le forze dell’ordine. Stavano andando a manifestare pacificamente perché è da quattordici mesi che noi fieristi siamo chiusi e non lavoriamo. Volevamo solo far sentire la nostra voce come abbiamo fatto il 6 aprile. Alla fine sono usciti dalla stazione perché i video sui social sono diventati virali. Non esiste che non gli permettevano di uscire dalla stazione”.

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Dopo alcune ore in stazione, il gruppo Afi di Palermo è stato prima accompagnato in albergo e poi si è recato alla manifestazione: “Mi sono sentito umiliato. Arrivati a Roma, facevano passare tutti tranne noi. Ci hanno chiesto documenti, biglietti del treno e della nave, hanno controllato cosa avevamo negli zaini e non hanno trovato nulla – racconta Filippo – Siamo tutte brave persone, padri di famiglia. Ci hanno bloccato solo perché stavamo andando a manifestare. Ma noi non lavoriamo da quattordici mesi e molti di noi sono in mano agli usurai”.

Filippo Accetta, presidente Afi Palermo - Foto profilo pagina Facebook
Filippo Accetta, presidente Afi Palermo – Foto profilo pagina Facebook

L’Associazione Fieristi Italiani, in un comunicato stampa scrive: “Ci hanno messo in una condizione assurda, privati del lavoro e di sostegno economico. Non si doveva giungere a tanto ed è per questo che la nostra battaglia sarà sempre più dura. Lo dobbiamo ai nostri figli”.

Filippo Accetta è in lacrime mentre racconta che all’età di cinquantun’anni non può mettere il piatto a tavola: “Sono padre di tre figli, tra un mese divento nonno. Nella mia situazione, in Sicilia, ci sono circa quattromila fieristi. Da inizio pandemia non abbiamo lavorato nemmeno un giorno. Abbiamo preso due volte i sussidi da 600 euro l’anno scorso, poi più nulla. Ho accumulato oltre trentamila euro di debiti”.

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