Fontana (Lega) a iNews24: “Speranza non decide più da solo, ora riapriamo. La Turchia ci ricatta dopo aver ricevuto miliardi per i migranti

Il vicesegretario federale della Lega, Lorenzo Fontana, attacca il ministro della Salute per la gestione della pandemia e auspica riaperture il prima possibile: “Senza la Lega al governo Speranza penserebbe solo ai lockdown” . Duro il giudizio sulla Turchia di Erdogan e sullo scontro diplomatico con il premier Draghi: “Paghiamo l’atteggiamento troppo morbido dell’Italia ed dell’Europa”

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Lorenzo Fontana (@Facebook)

Onorevole ha già parlato con Salvini dopo l’incontro che c’è stato con il premier Draghi, e se sì, siete soddisfatti?

“Non ho ancora parlato con Salvini, anche se mi pare di capire che lui sia rimasto abbastanza contento dell’incontro. Per quanto mi riguarda, preferisco attendere di vedere effettivamente le prime riaperture, anche perché la situazione ormai è tale per cui i lavoratori non possono più sopportare di rimanere chiusi per obbligo, senza ricevere neppure il sostentamento adeguato. Il rischio è che si possa anche sopravvivere al covid, ma con delle ripercussioni a livello sociale e psicologico che possono essere pericolose almeno quanto la pandemia. Mi auguro che tra le vaccinazioni e il caldo, come accaduto lo scorso anno, la situazione possa migliorare rapidamente e ci permetta di ripartire nel più breve tempo possibile”

Anche la tensione sociale sta crescendo, come hanno dimostrato i fatti di Montecitorio con la protesta dei ristoratori…

“Perché è un ingiustizia. Al di là della violenza, che va sempre condannata, lo Stato non può importi di chiudere e non permetterti allo stesso tempo di sopravvivere. Lo fa per salvarti dalla malattia, ma ti uccide economicamente e dopo un po’ il gioco non vale la candela. Serve assolutamente cambiare rotta, facendo sempre attenzione, perché il rischio è che collassino gli ospedali, ma non possiamo ancora continuare ad imporre una situazione di questo tipo, perché dopo un anno non è più accettabile”

Questo lo pensa una parte della maggioranza, ma secondo lei il ministro Speranza si allineerà a questa spinta aperturista?

“Il principio per cui siamo entrati nel governo è proprio perché, se non ci fossimo noi, ora comanderebbe solo Speranza, senza nessuno a portare avanti altre istanze. Senza la Lega, lui se ne starebbe tranquillamente a pensare solo alle chiusure e ai lockdown e anche il presidente Draghi farebbe molta più fatica ad avallare le prossime aperture che ci saranno. È chiaro che prima o poi anche Speranza dovrà capire che non è possibile andare avanti così e si adeguerà al fatto che il comunismo è morto nel 1989”

Il caso diplomatico con la Turchia di Erdogan

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Il presidente turco Racep Tayyp Erdogan (photo Getty)

In questi giorni  sta tenendo banco anche l’incidente diplomatico tra Draghi ed Erdogan. Voi della Lega avete sempre guardato con una certa diffidenza verso la Turchia, vi aspettavate una situazione del genere?

“Devo dire la verità, è evidente da tempo il modo di comportarsi di Erdogan nei confronti dell’Europa dove, anche per una questione di politica interna, cerca di farsi vedere con un atteggiamento duro e risoluto nei confronti delle istituzioni europee e non solo. Noi dovremmo più che altro preoccuparci della Turchia e della sua aggressività nell’area del Mediterraneo, dove purtroppo non è una novità che Erdogan stia espandendo la sua area di influenza, penso alla Libia ma anche ai Balcani. Questo comporta che ormai praticamente abbiamo la Turchia ai nostri confini e a questo atteggiamento aggressivo a livello geopolitico, bisogna rispondere con altrettanta forza”

Draghi ha anche detto che con certi dittatori dobbiamo comunque collaborare per l’interesse nazionale, è d’accordo su questo punto?

“Il punto è sempre l’atteggiamento troppo morbido dell’Italia e dell’Europa. Anche sugli immigrati, ci siamo sempre prestati al ricatto di Erdogan e l’abbiamo finanziato con miliardi di euro per bloccare i flussi. Si tratta di un’arma di ricatto che, se non stiamo attenti, verrà usata nella stesso modo anche in Libia. Dobbiamo essere in grado di conciliare da una parte una strategia di cooperazione con la Turchia, ma dall’altra  dobbiamo saper anche mostrare i muscoli quando serve, proprio per evitare di finire sempre sotto lo stesso ricatto. Credo che l’esperienza degli ultimi anni dovrebbe avercelo insegnato”

 

 

 

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