Napoli, commercianti “in mutande”: “Abbigliamento in crisi. Perché solo i negozi di intimo restano aperti?”

Una catena umana formata da un centinaio di commercianti. Invece di tenersi per mano (cosa peraltro vietata dalle normative anticovid), i manifestanti hanno frapposto tra loro una mutanda. È infatti questo il simbolo scelto per la singolare protesta da Confcommercio Napoli: una catena umana in movimento che si è snodata fra le principali vie dello shopping cittadino, da via Filangieri a via dei Mille, nel quartiere di Chiaia.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Covid, un anno di chiusure. Le voci dei commercianti: “Siamo in ginocchio, ora riapriremo comunque”

Ma perché proprio uno slip o un boxer ad assurgere a protagonista della manifestazione? Perché i negozi di intimo sono tra i pochissimi, del settore abbigliamento, a poter rimanere aperti in zona rossa (quale la Campania resterà almeno per un’altra settimana). Tutto il resto, a meno che non si vendano articoli per bambini, rimane chiuso: atelier, negozi di scarpe, abbigliamento uomo e donna, pelletterie e così via.

I commercianti in piazza: “Cambieremo i nostri codici Ateco per poter sopravvivere”

“Vorrà dire che ci metteremo a vendere anche noi mutande per poter sopravvivere”, dicono i partecipanti alla manifestazione. Frase che non è solo uno slogan: in questi giorni sono tanti i commercianti del settore che stanno provvedendo a un cambio del codice Ateco per poter restare aperti e dare un po’ di respiro alle proprie attività. I problemi sono quelli ormai ben noti: fitti, bollette, tasse comunali e nazionali da saldare, pagamenti a collaboratori e dipendenti. Senza considerare che molte produzioni, come quelle dell’ambito pelletteria, rimangono ferme in magazzino. Interi capitali immobilizzati, cui però si è fatto normalmente fronte per quanto concerne i costi di produzione.

LEGGI ANCHE >>> Cantalamessa (Lega) sulle riaperture: “Malcontento palpabile. Ad approfittarne sarà la criminalità organizzata”

“Il settore terziario contribuisce per il 60 percento al PIL nazionale – ricorda Carla della Corte, presidente di Confcommercio Napoli, ai nostri microfoni – c’è bisogno di attenzione da parte della politica, questi negozi non possono continuare a rimanere chiusi. Lo stesso presidente della Regione, Vincenzo De Luca, in questi mesi è stato molto preso dall’emergenza sanitaria in atto, e questo è comprensibile. Adesso, però, speriamo che si mostri vicino alle nostre richieste.”