Commercianti “in mutande in piazza”, sabato la catena umana per chiedere la riapertura

Continuano le proteste per le riaperture a Napoli. Sabato 9 aprile, a partire dalle 11.45, i commercianti hanno organizzato una catena umana che da Piazza dei Martiri raggiungerà Piazza Amedeo.

Continuano le proteste per le riaperture a Napoli. Sabato 10 aprile, a partire dalle 11.45, i commercianti hanno organizzato una catena umana che da Piazza dei Martiri raggiungerà Piazza Amedeo. Per mantenere il distanziamento sociale, sarà formata da una persona con le braccia tese e un paio di mutande (che già in questi giorni sono esposte in tutti i negozi, in segno di protesta da parte dei negozianti chiusi).

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L’iniziativa, organizzata da Confcommercio di Napoli, vedrà la partecipazione di associati, ma anche dipendenti, cittadini e clienti: “Nessuno ne può più. È ridicolo penalizzare le categorie dell’abbigliamento, le gioiellerie e le calzature – spiega Carla Della Corte, presidente di Confcommercio Napolimentre tutti gli altri sono aperti. Per strada e in metropolitana ci sono tantissime persone: questa non è una vera zona rossa. Non è giusto che solo noi dobbiamo subire chiusure”.

Protesta commercianti Napoli - iNews24
Protesta commercianti Napoli – iNews24

In questi giorni nel capoluogo campano, oltre ad aver esposto le mutande in vetrina, molte attività commerciali stanno ampliando i codici Ateco per avere la possibilità di ricominciare a lavorare: “Alcuni negozi di abbigliamento hanno cominciato a vendere biancheria intima o abbigliamento per bambini, altri di calzature vendono anche articoli sportivi e le gioiellerie hanno ampliato con articoli per la casa, o librerie e profumerie”.

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Sulle date di riaperture ci sono ancora tanti dubbi, ma è certo che si procederà gradualmente: “Noi abbiamo bisogno di aprire presto e avere una programmazione. Vogliamo capire quali sono i tempi e le intenzioni – spiega Della Corte – Nel nostro caso, gli ingressi sono contingentati e i clienti si trattengono al massimo un quarto d’ora, non abbiamo motivo di stare chiusi. Tanti altri negozi sono considerati di prima necessità e sono aperti: ma se i contagi non avvengono da loro, perché dovrebbero avvenire da noi? Abbiamo bisogno di riaprire al più presto”.

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Secondo l’ordinanza del ministero della Salute della scorsa settimana, la Campania sarà zona rossa fino al 20 aprile, ma c’è comunque la possibilità di variare le restrizioni: “Ci auguriamo di diventare arancioni – dice Carla della CortePurtroppo dobbiamo convivere con questo virus e non è possibile far chiudere tutte le aziende. Bisogna riaprire e rispettare i protocolli di sicurezza. L’alternativa è far arrivare i ristori. Ma abbiamo capito che l’Italia non ha la forza per fare questo”.

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Come racconta la presidente di Confcommercio, a Napoli c’è “disperazione totale. Intere famiglie vivono solo di commercio e dopo tanti mesi, non è più possibile restare chiusi. Non riescono a pagare gli affitti, i fornitori, le tasse, i contributi. Abbiamo chiesto il famoso “anno bianco” delle tasse più volte, perché non è normale che un’azienda chiusa debba pagare ugualmente i costi fissi”.