Vaccini Covid in farmacia, Anelli (FNOMeO) a iNews24: “A rischio la sicurezza dei pazienti”

È molto critico Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri (FNOMCeO), in merito al protocollo firmato tra il Ministero della Salute, le regioni e i farmacisti, che consentirà a questi ultimi di somministrare i vaccini. Spiega perché ai microfoni di iNews24.

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È molto critico Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri (FNOMCeO), in merito al protocollo firmato tra il Ministero della Salute, le regioni e i farmacisti, che consentirà a questi ultimi di somministrare i vaccini. Spiega perché ai microfoni di iNews24.

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I farmacisti, dopo aver frequentato un corso, potranno vaccinare i cittadini. Qual è la posizione della FNOMCeO?
Il vaccino è un farmaco che è stato autorizzato dall’Ema e dall’Aifa. Per poter essere utilizzato deve essere prescritto dal medico, perché così prevedono le agenzie regolatorie del farmaco. La prescrizione da parte del medico si sostanzia, nella fattispecie, nella valutazione clinica del paziente, per accertarsi che possa sottoporsi al vaccino senza il pericolo di controindicazioni. Dopodiché il cittadino deve essere consenziente e sempre il medico gli indica quali potrebbero essere i possibili rischi per la sua salute. Tutto ciò in farmacia non avviene. C’è quindi un problema di competenze”;

È l’unico, secondo lei?
C’è un problema relativo anche alla sicurezza, che riguarda i possibili effetti collaterali, che per fortuna sono rarissimi, ma sempre possibili. Anche in questo caso le agenzie regolatorie del farmaco prevedono un intervento immediato del medico. La presenza di quest’ultimo, in questo caso rappresenta una garanzia per il cittadino. Noi abbiamo il dovere di dire questo”;

Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri (FNOMCeO)
Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgi e Odontoiatri (FNOMCeO)

Il protocollo prevede però che i farmacisti frequentino un corso prima di poter vaccinare.
Il farmacista non è un medico, può imparare, ma non è un medico. Lo stiamo dicendo in tutte le lingue: il problema è di garanzia per i cittadini e di rispetto delle competenze che non possono essere attribuite ad altri con un decreto legge. I medici studiano dai nove agli undici anni”;

Secondo il protocollo, il caso di reazione allergica entro i quindici minuti dopo la somministrazione del vaccino anti-Covid, il farmacista avrà il compito di sorvegliare e fornire un supporto di emergenza, avvisando il 118.
Il protocollo è utile come è utile che tutti i cittadini conoscano i principi delle manovre di rianimazione, ad esempio. Un altro conto è invece, sono le competenze. Queste ultime si acquisiscono invece con un percorso ben codificato che è caratterizzato dalla laurea. E le responsabilità sono correlate alle competenze”;

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A che punto è la campagna vaccinale?
Non procede bene, non abbiamo ancora i vaccini. Chiediamo di poter vaccinare. Ci stiamo occupando di un esiguo numero di professionisti, i farmacisti, mentre ci sono duecentomila medici che hanno dato la disponibilità a vaccinare e che ancora oggi non sono coinvolti nella loro massima espressione”;

Com’è stato detto nei giorni scorsi, da aprile è previsto l’arrivo di mezzo milione di dosi al giorno. Se questo numero venisse rispettato, forse potremmo mettere il prima possibile la parola fine a questo lungo periodo.
La luce in fondo al tunnel, se ci vacciniamo, la vediamo. L’abbiamo sperimentato su di noi (medici ndr.). Abbiamo visto che la mortalità nella classe medica si è ridotta drasticamente, del 90% dal momento in cui abbiamo cominciato a vaccinarci. Noi a dicembre avevamo circa 60 morti e a marzo invece, solo 8. Questo perché ci siamo vaccinati. Noi medici abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che il vaccino consente di abbattere la mortalità e probabilmente, anche di uscire dalla pandemia”.

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