Le voci del popolo no Dad: “Abbiamo paura per il futuro dei nostri figli”

Manifestazioni in oltre 60 città italiane per lo sciopero nazionale della scuola indetto da “Priorità alla Scuola”, Cobas e CNPS. La prima richiesta: riaprire le aule in sicurezza e abbandonare il modello della didattica a distanza, che secondo docenti, studenti e genitori scesi in piazza ha finito per alienare gli alunni, togliendo loro il diritto allo studio accessibile per tutti e il senso della socialità.

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A Napoli, i manifestanti si sono dati appuntamento a piazza Dante per rivendicare le loro ragioni. Oltre al ritorno in presenza, chiedono: di vincolare le risorse del Recovery Fund alla scuola pubblica per incentivare l’edilizia scolastica e il passaggio verso l’ecosostenibilità; ridurre a 15, massimo 20, il numero di alunni presenti per ogni aula; stabilizzazione dei docenti precari e del personale Ata. I microfoni e le telecamere di iNews24.it vi raccontano questa giornata di mobilitazione nel capoluogo partenopeo.

Una mamma ai nostri microfoni: “Mio figlio ha fatto 12 giorni di presenza in un anno”

“Qui in Campania la situazione è ancora più grave – ci dice una docente – data l’alta percentuale di dispersione scolastica già di per sé presente sul territorio. La scuola è presidio di legalità. Con la didattica a distanza stiamo perdendo centinaia di ragazzi a rischio.” C’è chi pone l’accento sui propri figli: “A 16 anni, mio figlio ha fatto 12 giorni di scuola in presenza durante tutto il 2020. Io sono angosciata dall’idea che i miei figli possano essere meno preparati dei loro compagni che vivono in altre città italiane”.

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La Campania è, infatti, la regione italiana che ha visto meno giorni di presenza in assoluto nelle scuole da parte degli alunni delle scuole superiori: appena 37 in un anno. E c’è anche chi, infatti, attacca il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: “Oggi il governatore riapre, giustamente, i mercati ma continua a tenere le scuole chiuse. Questo è un attacco alle nuove generazioni. Che ce la faranno pagare, e faranno bene.”