Riapertura scuole, Di Perri a iNews24: “Sì al ritorno in aula, ma solo in determinate condizioni”

Secondo il professore Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell'ospedale Amedeo di Savoia di Torino, “se la situazione lo consentirà”, dopo Pasqua si potrà tornare a scuola.

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Secondo il professore Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, “se la situazione lo consentirà”, dopo Pasqua si potrà tornare a scuola: “È una necessità che viene avvertita da tutti, ma adesso non possiamo vanificare gli sforzi fatti in direzione di una copertura vaccinale”.

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Il premier Mario Draghi ha parlato di un possibile riapertura delle scuole anche in zona rossa. È d’accordo?
Se la situazione lo consentirà, sì. Bisogna vedere in che misura si intende la riapertura. Durante la seconda ondata abbiamo documentato una discesa dei casi fino al 20 dicembre, anche con le scuole aperte, fino alla prima media compresa”;

In base a quale criterio è possibile tornare in aula?
Credo che l’indicatore principale per orientare questa decisione debba essere lo studio, settimana per settimana, dell’incidenza delle nuove infezioni sulle diverse fasce di età. La variante inglese che ha rilanciato il contagio, creando di fatto la terza ondata che stiamo vivendo, è iniziata in fasce di età che fanno riferimento anche all’età scolare. In questa fase bisogna rivalutare l’età delle diverse infezioni, e in base a questo decidere per il ritorno in classe”;

Giovanni Di Perri - Screenshot da Youtube
Giovanni Di Perri – Screenshot da Youtube

Quindi dice sì alla riapertura delle scuole, ma con cautela?
Certamente è una necessità che viene avvertita da tutti, ma adesso non possiamo vanificare gli sforzi fatti in direzione di una copertura vaccinale. Quest’ultima ha successo se realizzata in tempi brevi come in Israele e nel Regno Unito”;

In che senso?
Più tempo passa, più diamo tempo al virus di replicarsi ed eventualmente mutare ancora, dando spazio a un’altra selezione di varianti che, non vorrei, vanificassero l’effetto dell’immunizzazione. Finché rimangono queste coordinate abbiamo un obiettivo raggiungibile. Ma se impieghiamo troppo tempo per vaccinare, potremmo permettere al virus di replicarsi e mutare ed essere meno sensibile agli effetti dell’immunizzazione. Dobbiamo quindi essere rapidi, con le restrizioni da parte del governo e vaccinazioni veloci. Una delle variabili però, è ovviamente la fornitura dei vaccini. Noi ci stiamo organizzando con il generale Figliuolo, ma servono anche i vaccini”;

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Al momento il Governo sembra orientato verso la riapertura delle scuole, ma non a quella di bar e ristoranti, almeno fino a giugno. È d’accordo?
L’unica cosa che finora ha veramente ha funzionato è stato il lockdown dell’anno scorso. Lì raggiungemmo il picco il 26 marzo. Quest’anno, probabilmente l’abbiamo raggiunto qualche giorno fa. In questa fase, o si mettono in campo misure restrittive comportamentali nuove, tipo sottoporsi a tamponi con uno screening finora mai fatto. Avendo adesso l’obiettivo della copertura vaccinale efficace, credo che qualsiasi riapertura vada fatta quando ci saranno numeri molto più bassi di adesso. Dal picco del 26 marzo dell’anno scorso, abbiamo riaperto il 18 maggio. Adesso conosciamo il virus e questa variante è anche più contagiosa di quella precedente. In questa fase non si puà parlare oggi di riaperture, al di là della scuola, che come ha dimostrato la seconda ondata, i casi sono scesi anche con la didattica in presenza. Sul resto sarei molto cauto. Dobbiamo iniziare a vedere gli effetti delle restrizioni attuali e aspettare di scendere la curva di contagi”;

Vaccino AstraZeneca
Vaccino Covid, UE e UK trovano un accordo: scongiurato il blocco dell’export del vaccino AstraZeneca (Foto: Getty)

Come procede la campagna vaccinale in Italia?
La campagna vaccinale non potrà decollare fino a che non avremo i vaccini sufficienti. Benvenuto sarà Janssen di Johnson & Johnson e anche il CureVac, il vaccino tedesco, di cui l’Italia ha prenotato venti milioni di dosi. Ha terminato la sperimentazione e attende l’approvazione dell’Ema. Sono possibilista anche sullo Sputnik. Abbiamo bisogno di vaccini e in questo momento ce ne sono pochi. Ci hanno assicurato che ad aprile ne arriveranno moltissimi. Per far decollare la campagna vaccinale abbiamo bisogno di mezzo milione di dosi al giorno. Questo periodo forse sta servendo a organizzare la fase della distribuzione”;

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Nessun passo in avanti, secondo lei è stato fatto finora?
C’è da dire che dalle Rsa arrivano pochissimi casi. Nella prima ondata, il 42% dei morti è arrivato da lì. Questo segmento quindi, è quasi una sicurezza. Forse è stata sacrificata la fascia degli ultraottantenni che ha una priorità, così come ce l’ha quella tra i settanta e gli ottanta e tra i sessanta e i settanta. Assistiamo a un blocco della sanità a causa dei troppi ricoveri. Dobbiamo quindi mettere in sicurezza i cittadini che hanno più di sessant’anni, in modo da svuotare gli ospedali e fare in modo che la sanità ricominci ad erogare le sue prestazioni convenzionali”;

Il punto di svolta quindi sono solo gli anziani?
Quando tutti loro saranno coperti, gli ospedali si svuoteranno. Benché si stia un po’ abbassando l’età dei contagiati, perché la variante inglese è maggiormente virulenta della precedente, fino a cinquant’anni questa malattia causa pochissime morti. Le necessità di ricovero sono poche: in termini di grandi numeri, quelli che rischiano di morire sono gli ultrasessantenni. Se li mettiamo in sicurezza, la situazione migliorerà. Bisogna puntare in maniera determinata alla copertura delle fasce che si ammalano”;

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Anche se Astrazeneca è stato considerato sicuro dall’Ema, si è registrato un calo di affluenza alla vaccinazione Astrazeneca da parte del personale scolastico e universitario. Non si fidano ancora?
Può darsi ed effettivamente capisco, perché gli eventi sono stati caratterizzati dalla diffusione di notizie poi contraddette, anche da parte degli organi ufficiali. Però c’è un organismo di garanzia che ha analizzato i dati e ha fatto riprendere la somministrazione. Ha verificato che non ci sono maggiori rischi oggettivabili, che fanno seguito alla somministrazione di ormai venti milioni di dosi”;

Quando si potrà tornare alla normalità?
Quando avremo immunizzato il 95% dei soggetti sopra i sessant’anni. Si aprirà una fase molto meno affannosa, durante la quale potremo gradualmente tornare alla normalità, continuando a vaccinare e a tracciare i contatti”.

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