Parco Verde: nel ghetto di Caivano si impasta il pane per salvare i bambini dalle piazze di spaccio

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Farina, acqua, lievito. Una delle tradizioni più note della cucina napoletana, quella della pizza e della panificazione, diventa parte integrante di un progetto rivolto a bambini e adolescenti che rischiano di finire nella rete della camorra. Siamo al Parco Verde, periferia di Caivano, in provincia di Napoli. Circa 6mila abitanti che sono qui dai tempi del terremoto che sconvolse la Campania nel 1980. Doveva essere una sistemazione temporanea per gli sfollati; è diventato un ghetto. Una delle piazze di spaccio più grandi di tutta Europa.

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I ragazzi al lavoro con Bruno Mazza, fra gli ideatori del progetto

Bruno Mazza oggi ha 40 anni. A 14 fu arrestato per la prima volta e rinchiuso per diversi mesi nel carcere minorile di Nisida. In breve tempo diventa il gestore di alcune importanti piazze di spaccio nel quartiere. Dopo 10 anni e 8 mesi di carcere decide di cambiare vita. Fonda l’associazione “Un’Infanzia da Vivere”, che diventa in breve tempo uno dei pochissimi spiragli di luce nel buio del Parco Verde. Attività di doposcuola, progetti di orti sociali, risistemazione degli spazi comuni: tutto pur di tenere i bambini lontani dalle piazze di spaccio.

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Il Parco Verde di Caivano

Un impegno sociale che oggi è ancora più importante, con le scuole chiuse a causa della pandemia. Totalmente abbandonati a loro stessi, i bambini del Parco Verde passano il loro tempo fra i vialoni di questo quartiere, dove le piazze di spaccio sono più attive che mai. Per questo, Bruno e “Un’infanzia da vivere” hanno ideato il progetto “Mani in Arte”: pizze, panini, prodotti da forno. Bambine e bambini lavorano farina e lieviti con le loro mani all’interno della sede dell’associazione, concessa in comodato d’uso gratuito dal Comune di Caivano e rimessa a nuovo dai soci stessi. Il bando “Progetto Ricominciare” promosso da Fondazione per il Sud e Impresa Sociale con i Bambini ha permesso di accedere ai finanziamenti per acquistare la macchina per l’impasto, il forno e altra strumentazione necessaria.

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“Mani in Arte perché per troppo tempo noi adolescenti del Parco Verde abbiamo alzato le mani in alto allo Stato dopo un atto criminale – spiega Bruno ai microfoni di iNews24.it – oggi, invece, quelle mani impastano la farina.” Sono impegnate nell’attività dell’arte bianca, della pizza e dei lievitati. “Io non posso fermarmi, nemmeno per il Covid – continua Bruno – perché fermarmi significherebbe rimettere questi ragazzi in mezzo alla strada, a diretto contatto con lo spaccio. Dobbiamo impegnarci per garantire loro una vita diversa. Quella che non abbiamo avuto io e il mio gruppo di amici dell’epoca. Eravamo in quattordici: dodici sono morti per overdose o durante le faide tra clan. Oggi il Parco Verde deve finalmente poter tornare a sperare in un futuro a colori, che non sia quello nero che si prospettava per noi.”

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