Vittime di mafia, i familiari a iNews24: “Noi, abbandonati da chi ci dovrebbe proteggere”

In occasione della Giornata dedicata alle vittime della mafia organizzata da Libera Contro le Mafie, ai microfoni di iNews24 sono intervenuti Susy Cimminiello e Arturo Della Corte, rispettivamente sorella e fratello di Gianluca e Adriano, vittime innocenti della camorra.

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In occasione della Giornata dedicata alle vittime della mafia organizzata da Libera Contro le Mafie, ai microfoni di iNews24 sono intervenuti Susy Cimminiello e Arturo Della Corte, rispettivamente sorella e fratello di Gianluca e Adriano, vittime innocenti della camorra.

Intervista a Susy
È la sorella di Gianluca Cimminiello, morto undici anni fa dopo aver pubblicato un fotomontaggio sui social con il calciatore Ezequiel Lavezzi. Tatuatore di professione, si ribellò a un pestaggio, per poi essere ucciso qualche giorno dopo. Mandante e killer scontano la pena in carcere.

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Come ha vissuto questa giornata?
Questa mattina ho partecipato all’iniziativa di Libera con gli studenti di tutta la Campania. In videoconferenza ho raccontato la mia storia. Qualche giorno fa ho partecipato a un’altra riunione con gli studenti di Ponticelli – Barra – San Giovanni. Io e altri familiari di vittime innocenti di mafia facciamo il nostro dovere tutto l’anno, non solo il 21 marzo. Prima del Covid portavo la mia testimonianza anche nelle carceri”;

La sua famiglia ha ricevuto un beneficio economico da parte dello Stato per la morte di Gianluca?
Dopo undici anni, mia madre ancora non l’ha avuto. Lo chiamano beneficio economico, ma dovrebbe essere chiamato diritto dei familiari delle vittime innocenti di camorra. In tutte le sentenze è scritto che mio fratello non aveva nulla a che fare con la camorra. Per me è assurdo che passi tutto questo tempo per ottenere un riconoscimento. Se mio fratello è stato ucciso è perché lo Stato in quel momento non c’era. Gianluca era al lavoro e stava per chiudere il negozio”;

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Come si sente come cittadina?
Del riconoscimento non mi interessa nulla. Io sono rimasta nella mia città a lottare e qui stanno crescendo i miei figli. Ma mio fratello non è l’unica vittima innocente. Dopo di lui ce ne sono state altre decine. Più che benefici economici, vorrei la certezza di processi giusti in tempi ragionevoli. Dopo undici anni ancora non abbiamo terminato i processi per la morte di mio fratello. Inoltre, tutti i cittadini dovrebbero avere la garanzia di potersi difendere e scegliere l’avvocato, perché non tutti hanno le stesse possibilità economiche”;

Gianluca Cimminiello - Foto Facebook
Gianluca Cimminiello – Foto Facebook

Cosa ha raccontato ai suoi figli dello zio Gianluca?
I miei figli sono piccoli e quando mio fratello è stato ucciso non erano ancora nati. Gianluca è morto undici giorni prima del mio matrimonio. La camorra ha deciso anche per la mia vita, non solo di quella di mio fratello. Ai miei figli ho raccontato tutto. Sanno che il loro zio è stato ucciso dalla camorra e che la madre lotta tutti i giorni affinché queste cose non accadano più. Mia figlia è sempre venuta con me alle manifestazioni di Libera e ai convegni. Non mi chiedono nulla per non turbarmi e proteggermi. Anche se non l’hanno mai conosciuto, lo zio fa parte comunque delle loro vite”.

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Se la sente di lanciare un appello alle istituzioni?
Vorrei che i familiari delle vittime venissero trattati come persone e non come pratiche. Quando mi arrivano le comunicazioni del Ministero, ricevo una telefonata dei carabinieri che mi convocano in caserma senza dirmi il perché. L’ultima volta mi sono preoccupata perché mi hanno chiamato mentre mio marito era al lavoro e mio figlio a scuola. Pensavo che fosse successo qualcosa di grave. Invece si trattava di un rigetto della richiesta di spese legali”.

Intervista ad Arturo Della Corte
È il fratello di Adriano Della Corte, ucciso per sbaglio a diciotto anni nel 1984 dal clan dei casalesi mentre stava andando al mare a Castel Volturno. Era incensurato e la sua auto forse, venne scambiata per quella del nipote del boss Antonio Bardellino. Le indagini all’epoca furono chiuse frettolosamente e da allora Arturo, insieme alla sua famiglia, è in attesa della verità. Adriano non è stato riconosciuto vittima innocente della camorra.

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Arturo, a che punto è la vicenda di suo fratello Adriano?
Ufficialmente non ci sono colpevoli, ma ci sono denunce, anche se non si è saputo più nulla. Si è sempre detto che mio fratello potrebbe essere morto a causa di uno scambio di persona. Sappiamo anche che un pentito potrebbe aver detto i nomi dei presunti assassini qualche anno fa, però niente è stato fatto”;

Adriano non è stato riconosciuto vittima innocente della camorra?
Io ho fatto uno sciopero qualche anno fa fuori dal Ministero dell’Interno e mi sono sentito ignorato. Non c’è una sentenza che identifichi mio fratello come vittima innocente di mafia. Ho presentato tante denunce e tanti esposti, ma nessuno mi ha mai ascoltato. Io, insieme ad altri familiari di vittime innocenti di mafia, ci sentiamo abbandonati”;

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Avete mai avuto paura dopo la morte di Adriano?
Quando fu ucciso mio fratello ricevemmo alcune telefonate di minacce di morte. Ci intimavano di stare al nostro posto, di non fare domande e dicevano che era stato uno sbaglio. Abbiamo denunciato tutto con il nostro avvocato. Siamo stati abbandonati fin da subito. Stiamo parlando del 1984 e non ci sono state indagini a Castel Volturno. Non so perché non sia stato fatto niente”;

Don Luigi Ciotti - Foto Getty
Don Luigi Ciotti – Foto Getty

Adesso avete ancora paura?
Mi meraviglio di non aver subito alcuna ritorsione negli ultimi sei anni. Io cerco ancora la verità, presento ancora denunce. Mi viene da pensare che chi ha ucciso mio fratello sia ancora potente e forte, altrimenti non mi spiego perché la verità non venga fuori”;

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Come ricordate, lei e la sua famiglia, suo fratello?
Lo ricordiamo andando al cimitero. Nessuno si ricorda di lui, soprattutto i giovani. Adriano è stato abbandonato dall’inizio. Ci sono vittime innocenti di seria A e di serie B”;

Se la sente di lanciare un appello?
Mi rivolgo soprattutto ai pentiti che vengono protetti dallo Stato. Spero che dicano quello che sanno”.

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