Sharon Stone, clamorosa denuncia: “Me l’hanno chiesto davvero”

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Sharon Stone, clamorosa denuncia nella sua prima autobiografia. Sul set di un noto film la volevano costringere a fare qualcosa di innaturale

(Getty Images)

Ha aspettato diversi anni prima di raccogliere tutte le idee e trovare il coraggio di raccontare. Ma ora che Sharon Stone ha messo nero su bianco la sua vita nell’autobiografia ‘The beauty of living twice’, in uscita il, 30 marzo, emergono particolari clamorosi. Uno su tutti, quello che il produttore di un film voleva costringerla a fare sul set.

In base alle prime anticipazioni del libro, la Stone racconta che le hanno chiesto di non  simulare un rapporto con il co-protagonista di un film ma di fare sesso realmente sul set. Una richiesta che lei ha rifiutato categoricamente. “Avrebbero fatto meglio a prendere uno di talento, qualcuno in grado di ricordarsi le battute, oppure potevano fare sesso tra loro e lasciarmi fuori da tutto questo. Il mio lavoro è quello di attrice e faccio solo quello”.

Nomi lei non ne ha fatti, ma secondo il ‘New York Post’ il colpevole potrebbe essere Robert Evans, scomparso nel 2019 a 89 anni e  produttore del thriller ‘Sliver’. Con Sharon Stone c’era anche William Baldwin e la sua risposta, come anticipa ‘Vanity Fair, era stato tagliente: “Pensi che se lo s**po’ lui diventerà un bravo attore?”

(Getty Images)

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Sharion Stone e la scena culto di ‘Basic Instinct’: “Vi racconto come è andata veramente”

Un altro capitolo a tinte forti dell’autobiografia però è dedicato anche alla scena culto nella carriera di Sharon Stone, Perché tutti almeno una volta nella vita hanno visto ‘Basic Instinct‘ solo per quei due minuti di interrogatorio di fronte al detective interpretato da Michael Douglas e ai suo colleghi.

(Screenshot video)

Quelle gambe accavallate e quei due brevi secondi in cui si vede tutto, secondo la Stone, non avrebbero dovuto comparire nel montaggio finale. Le era stato chiesto di togliersi le mutandine perché erano bianche e avrebbero dato riverbero con le luci del set e lei, all’epoca 34enne, non aveva fatto problemi. Ma era convinta che tanto non l’avrebbero inquadrata proprio lì come invece ha fatto il regista, Paul Verhoeven.

Alla fine del montaggio l’hanno chiamata per rivederlo e nella stessa stanza era pieno di agenti e avvocati: “Così ho visto le mie parti intime riprese, ma sono stata ingannata”. Così ha lasciato la sala, non prima però di avere preso a schiaffi il regista colpevole di averle mentito secondo lei. E adesso sappiamo che uno dei frammenti più iconici nella storia del cinema, non doveva nemmeno esistere.

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