Vaccino Sputnik V in Italia, arriva la risposta: può arrivare presto

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Vaccino Sputnik V in Italia, arriva la risposta di Marco Cavaleri (Ema): ecco quando potremmo vederlo arrivare in Italia

(Getty Images)

Il prossimo vaccino anti-Covid atteso in Italia è quello prodotto dalla Johnson&Johnson, ma al massimo entro un paio di mesi all’elenco potrebbe aggiungersi anche lo Sputnik V russo. La conferma arriva da Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini delll’Ema (Agenzia europea per i medicinali) intervistato a Radio24.

Ha confermato che lo studio russo è serio e ben strutturato, quindi merita l’attenzione dell’Europa. “Dobbiamo verificare come sono gli standard di produzione rispetto alle aspettative. In ogni caso c’è un programma in corso e nelle prossime settimane vedremo se riusciremo ad approvare il vaccino. Prima della fine di aprile però non saremo pronti per dare l’ok a Sputnik, più probabile maggio”.

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L’esperto è anche intervenuto sui decessi delle persone vaccinate con AstraZeneca in Italia spiegando ancora una volta che non è possibile stabilire un nesso chiaro. In ogni caso la posizione dell’Ema non è cambiata perché il rapporto tra  i benefici e i rischi pende sempre dalla prima  parte della bilancia. In ogni caso giovedì prossimo ci sarà una nuova riunione analizzando gli ultimi dati e sarà presa una decisione.

Bene ha fatto l’Italia a sospendere un singolo lotto di fiale se ritiene che possa esserci pericolo per la popolazione. Nelle scorse settimane è successo anche in altri Paesi, ma ai cittadini devono essere fornite sempre informazioni chiare.

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Sputnik V, il parere di un esperto: è effiucae al 92% e non deve essere conservato a temperature bassissime

Ma cosa dicono gli esperti dello Sputnik V? Nei giorni scorsi ne ha parlato
Massimo Clementi (direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano) alla Gazzetta dello Sport. Ha confermato che il vaccino prodotto dal Centro Gamaleya di Mosca ha un’efficacia di poco inferiore al 92%, come dimostra la pubblicazione sulla rivista ‘Lancet’. E può essere conservato a meno 18 gradi per due anni”.

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Il suo funzionamento è simile a quello di AstraZeneca, ha bisogno di una doppia inoculazione a distanza di 28 giorni una dall’altra e non appare rischioso. Il problema è che però nessuno sa quante dosi effettivamente possano essere prodotte e quindi se la Comunità Europea possa farci affidamento.

E come racconta ‘Il Resto del Carlino’ c’è almeno un italiano che l’ha già fatto. Si chiama Alessandro Ravaglioli, un ingegnere riminese che ha moglie russa (hanno anche una figlia di 3 anni) e residenza là. Quindi la scorsa settimana si è sottoposto alla vaccinazione ed è andato tutto bene.

Ha pagato una cifra corrispondente a 26 euro, mentre in Italia la vaccinazione è gratuita, non ha fatto file e sta benissimo. Ma ha anche confermato che in Russia la vaccinazione di massa non sta decollando, probabilmente perché in realtà i casi dopo un picco iniziale elevato ora sono molto ridotti.

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