Myanmar, ancora violenza contro i manifestanti: 59 morti a Yangon

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La scia di sangue e violenza non si ferma in Myanmar, con i golpisti che uccidono 59 manifestanti nella sola Yangon: cresce la tensione nel paese.

Myanmar violenza
La Birmania piagne la morte di altri manifestanti (Getty Images)

Non si fermano gli scontri in Myanmar tra i manifestanti, a difesa della democrazia, ed i golpisti che stanno rispondendo con altra violenza. Infatti solamente nella provincia di Yangon, dopo le protesta ci sono stati ben 59 manifestanti uccisi ed altri 129 feriti. Una scia di sangue che oramai dura da quasi un mese come riferisce il sito Myanmar Now citando i report medici degli ospedali locali. Quella di ieri è stata la giornata con più morti dall’inizio delle proteste.

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Intanto i militari, per bloccare l’organizzazione delle proteste, nella giornata di ieri hanno interrotto nuovamente la trasmissione dati tramite cellulare in tutto il Paese. Un vortice di violenza senza fine, quello dei militari birmani, che hanno cacciato via con la forza la presidente eletta democraticamente, San Suu Kyi. La notizia del blackout internauta in Birmania è confermato anche da alcune celebrità locali, che stanno avendo difficoltà nel reperire notizie sia con il Wi-Fi che con i dati del cellulare.

Myanmar, l’esercito birmano tra violenza e legge marziale: il governo ombra chiede di continuare a lottare

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Le proteste dei cittadini della Birmania (via Getty Images)

Intanto i golpisti hanno imposto la legge marziale in due zone della capitale Yangon, dopo una domenica di violenza e sangue. Infatti la maggior parte dei decessi sono avvenuti nei distretti di Hlaingthaya e della vicina Shwepyitha, centri industriali presi di mira da diversi imprenditori cinesi. Proprio per questo motivo il popolo birmano ritiene che la Cina sia in accordo con i golpisti per l’attacco alla presidenza democratica.

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Allo stesso tempo il governo ombra sta esortando le proteste contro il colpo di stato. Infatti “governo ombra” è il nome dato ai deputati legittimamente eletti prima della presa del potere da parte dei militari. L’alto dirigente ed ex portavoce della premier San Suu Kyi, Mahn Win Khaing, ha ricordato che questo è il momento più buio della nazione, per questo ha chiesto ai cittadini di mettere alla prova la loro resistenza, per respingere nuovamente i golpisti.

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