Boldrini (PD) a iNews24: “Se il Pd sceglie Letta, mandato pieno fino al 2023”

La deputata del Partito Democratico, Laura Boldrini, commenta le tensioni interne al partito, a pochi giorni dall’Assemblea Nazionale: “Occorre porre fine a una diatriba che ci distrae dagli obiettivi comuni”. Nessun dubbio sull’alleanza con il M5s: “Non mi sembra esistano le condizioni per essere autosufficienti in questo momento”, mentre sugli insulti ricevuti dalle Sardine e da Casalino, l’ex presidente della Camera commenta: “Linguaggio offensivo e controproducente, da condannare”

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Laura Boldrini
Laura Boldrini (@GettyImages)

Solo pochi giorni fa aveva auspicato che Zingaretti potesse ripensarci, le dimissioni invece sono irrevocabili. Alla luce di tutto questo, qual è attualmente lo stato della discussione interna al Pd?

“Già domenica si terrà la nostra assemblea e da li capiremo insieme come procedere. Si sta parlando in queste ore della candidatura di Enrico Letta, che si è riservato di rifletterci, ponendo però giustamente delle condizioni. Quando ero presidente della Camera e lui premier, ci è capitato di lavorare insieme e già allora ho avuto modo di conoscere una persona disponibile alla collaborazione e al gioco di squadra. Già questo mi pare che sia un elemento di partenza molto importante. Aspettiamo gli sviluppi, ma sulla figura in questione ci sono pochi dubbi, è una persona solida e autorevole”

È vero, Letta ha messo delle condizioni: un mandato pieno fino al 2023, anche per non rimanere incastrato nella guerra tra le correnti. Proprio questi paletti però sono motivo di divergenza tra la maggioranza congressuale e alcune correnti minoritarie, tra cui Base Riformista, che invece vorrebbero un segretario transitorio, che traghetti il partito fino alla fase congressuale, da svolgersi il prima possibile.

“Anche di questo dovremo discutere in assemblea; ora non so se avverrà in questa o nella prossima, anche perché si svolgerà tutto online e in questo modo si fa più fatica a ripristinare anche quel clima di condivisione che normalmente caratterizza un’ occasione del genere. In ogni caso, possiamo esser certi che ci sarà prima o poi un dibattito sulla linea politica e sulle prossime scadenze, perché tutti lo reputiamo necessario”

 Con Letta fino alla fase congressuale

Enrico Letta
Enrico Letta (@GettyImages)

 Lei ritiene che si possa attendere il 2023 per svolgere il congresso?

“Non credo si possa chiedere ad una persona come Letta, che già aveva impostato la sua vita in un altro Paese, con altre attività, di rinunciare a tutto solo per qualche mese. Mi sembrerebbe alquanto improprio, inopportuno e nemmeno troppo utile per il partito. Se l’assemblea si ritroverà politicamente intorno alla sua persona, penso che ciò dovrà avvenire attraverso un mandato pieno, fino al 2023

Orfini ha dichiarato che Zingaretti si sarebbe dimesso dalla Segreteria,  perché “era tutta la sua linea politica ad aver fallito”. Lei è d’accordo?

“Questa è la sua posizione, non la mia. Capisco perché Orfini dica questo, ma ci sono anche altre questioni da mettere in campo e in un momento così difficile, forse sarebbe più utile cercare di fare un lavoro di apertura e sforzarci di proiettare il partito verso le esigenze reali del Paese. Per farlo però occorre anche porre fine ad una diatriba sterile, che distrae e distoglie dagli obiettivi comuni che dovremmo perseguire in questo momento. Abbiamo davanti grandi sfide come la campagna vaccinale, dobbiamo riuscire a far fronte alle conseguenze economiche della pandemia e dobbiamo elaborare un Pnrr (Piano Naz. Ripresa e Resilienza) che sia in grado di ricevere i fondi allocati dalla commissione europea”

Il nodo politico dell’alleanza con il M5s

Governo Grillo Draghi
Beppe Grillo (Getty Images)

 Tra i nodi politici da discutere nell’assemblea ci sarà anche quello relativo all’alleanza con il M5s. Secondo lei è ancora necessaria o si può rimettere in discussione?

“Io credo che sia più che mai necessario stare alla realtà dei fatti, quindi se crediamo di poter essere autosufficienti e capaci di arrivare ad un consenso talmente a ampio da non aver bisogno di nessuna alleanza, allora facciamo pure questa scelta di andare da soli, ma al momento non mi sembra esistano queste condizioni. Capisco e sono sicura che per molti di noi questa non sia la condizione ideale, non lo è neanche per me, ma dobbiamo essere realisti e comprendere che la fase attuale ci impone di scegliere nel quadro politico, chi ha delle diversità più compatibili con le nostre idee. È l’unica strada al momento per poter rappresentare un’alternativa alle destre e per non restare minoritari”

Pochi giorni fa aveva definito “salutare” la spinta delle sardine al Partito, dopo la loro performance al Nazareno. Poi sono arrivate le stoccate da parte di Mattia Santori, che vi ha definito un partito tossico e  le parole di Casalino che ha detto che “nel Pd ci sono dei cancri da estirpare”. Come giudica queste critiche?

“Il linguaggio offensivo, attraverso metafore cosi sprezzanti o estreme, lo trovo sempre controproducente. Sono assolutamente contraria a questa modalità di esprimere concetti che potrebbero essere spiegati con maggior rispetto. Nessuna comunità può essere paragonata ad una malattia che genera la morte o ad una materia tossica. È il tempo che viviamo che ci ha abituato purtroppo ad alzare sempre più l’asticella del linguaggio in termini di ferocia ed aggressività. Non solo mi dissocio, ma condanno queste parole che mirano solo all’offesa.  Dopo di che, è vero che nel Pd c’è un lavoro politico da fare, che deve riuscire a rigenerare se stesso e ad aprirsi anche ad altri soggetti della sinistra. Per farlo però non servono insulti, ma la capacità di rimettersi in gioco e saper stare in mezzo alla gente, ed è una sfida che il PD non può non raccogliere”

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