Scampia, un anno dall’abbattimento della Vela: “Qui non è cambiato niente”

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Era il 20 febbraio 2020 quando un braccio meccanico lungo oltre 18 metri cominciò a demolire la Vela Verde di Scampia. Una delle quattro rimaste in piedi, assieme alla Rossa, alla Celeste e alla Gialla. Un evento simbolico, dato che i cantieri per l’abbattimento sarebbero entrati a pieno regime solo a fine marzo per via del lockdown nazionale. Dopo tre mesi il “mostro”, così come definito da molti residenti, diventò un cumulo di calcinacci. “È solo l’inizio di questa battaglia”, dichiararono all’epoca Omero Benfenati e Rosario Caldore, leader del Comitato Vele, gruppo di abitanti che negli anni si è battuto per la demolizione di questi “carceri speciali” figli dell’edilizia popolare anni ’60.

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Un anno fa le gru attaccavano “il mostro”

Dalla prima pietra caduta è passato un anno. Otto mesi dalla conclusione dei lavori. Da allora il tempo si è fermato. I cantieri sono al palo; dietro i cancelli restano ancora le macerie; l’avvio della costruzione dei nuovi alloggi popolari è ben lontano dal concretizzarsi. Il progetto ReStart Scampia dovrebbe concludersi, nelle intenzioni del Comune di Napoli, nel 2023: demolizione di altre due Vele (Gialla e Rossa), costruzione di oltre 170 nuovi alloggi popolari, completamento della Facoltà di Medicina della Federico II, per complessivi 56 milioni e 970mila Euro, tra fondi nazionali ed europei. Questi 8 mesi di stop, che con tutta probabilità si protrarranno a causa della pandemia, rendono ora molto difficile il rispetto delle tempistiche.

Da Gomorra all’abbattimento: un riscatto ancora mancato

Il degrado in cui tutt’oggi versano le Vele

“Le vele non sono un zoo” e “No a Gomorra”: sono le scritte più ricorrenti, tracciate con vernice spray, che si trovano sulle pareti esterne di questi monumenti al degrado. Negli ultimi quarant’anni, da quando Scampia diventò una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa, le Vele sono assurte a simbolo di morte, disagio sociale, emarginazione. Due sanguinarie faide di camorra, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei Duemila, definirono quest’immaginario per il quale il solo nome di Scampia evocava degrado e criminalità.

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Sul fronte criminalità organizzata la situazione è ora più “tranquilla”. Le piazze di spaccio più grandi si sono trasferite in zone ancora più marginali (come il Parco Verde di Caivano), mentre l’abbattimento della Vela Verde doveva essere il punto di partenza per il riscatto – anche simbolico – del quartiere. A tutt’oggi, come testimoniano le telecamere di iNews24.it, questo riscatto è un obiettivo ancora tutto da raggiungere. Gli abitanti, tra regolarmente censiti e occupanti abusivi, versano in condizioni di vita ben oltre la soglia dell’accettabile. Cumuli di immondizia, fogne che scoppiano a ogni pioggia, continui cortocircuiti causati dagli allacci abusivi, presenza di amianto, edifici senza infissi, senza riscaldamento, erosi dall’umidità. Scampia, un anno dopo, si presenta ancora così.

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