Badante morta a Battipaglia, la denuncia delle domestiche: “Noi viviamo il dramma di Natalia tutti i giorni”

"Con la pandemia addirittura non esiste più un giorno di riposo e siamo tornati ai tempi dello schiavismo. Dall’anno scorso stiamo aspettando di avere il permesso di soggiorno con un contratto di lavoro. A causa del Covid le richieste non vengono esaminate".

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Il coraggio che ha dimostrato Natalia stamattina, riuscendo a salvare i suoi datori di lavoro, deve essere un caso eccezionale. Ciò che le è accaduto non ha niente a che fare con la pandemia. In qualunque momento lei avrebbe dimostrato questo coraggio”. Sono le parole di Maria Rosaria Nappa, segretaria generale della Filcams – Cgil di Salerno, sulla morte di Natalia Beliyova, 57 anni, badante morta per salvare da un incendio una coppia di anziani per cui lavorava.

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Proprio questa mattina a Napoli, la rete nazionale delle domestiche Usb si è riunita in un sit-in di protesta sotto la prefettura per chiedere permessi di soggiorno e che gli vengano riconosciuti più diritti. Natalia è morta il giorno dell’8 marzo, la festa della donna, ed è stata considerata una vera eroina “del lavoro”. Ai microfoni di iNews24.it, Maria Rosaria Nappa e Svetlana Hryhorchuk, rappresentante della rete nazionale delle domestiche USB.

Maria Rosaria Nappa - Foto Cgil.it
Maria Rosaria Nappa – Foto Cgil.it

Natalia, la morte di una lavoratrice il giorno della Festa delle Donne

Segretaria, cosa rappresenta la morte di Natalia?
L’ennesimo caso di scoperta tardiva dell’umanità che si confonde tra le pieghe del lavoro delle badanti. Un lavoro di cura e assistenza che è stato relegato a persone sempre più invisibili e sconosciute all’attenzione pubblica e che poi si rivelano essere veramente anche il cuore pulsante della società, visto il gesto che è stato compiuto. In queste ore avremmo potuto commentare quello che si definisce un atto eroico e invece stiamo commentando una vittima del lavoro, l’ennesima morte sul lavoro”;

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Svetlana, cosa rappresenta per voi la morte di Natalia?
Abbiamo saputo di Natalia dalle nostre colleghe di Salerno. La maggior parte delle domestiche lavora senza giorni di festa e la situazione è drammatica. Naturalmente siamo rimaste tutte shockate questa mattina perché lei è morta, ma noi viviamo il dramma di Natalia tutti i giorni. Due anni fa abbiamo avviato il progetto La nostra vita all’estero per poterci avvicinare alle lavoratrici nelle case. Da qui è nata la Rete delle Lavoratrici Domestiche. Spieghiamo loro i diritti e durante i nostri incontri ci rendiamo conto che spesso lavorano senza avere giorni di festa, rinunciano alla propria vita, rischiano la salute accanto alle persone con cui lavorano, si sacrificano per i figli che vivono all’estero. Tante badanti accettano questa condizione di lavorare senza diritti. In tante non hanno il permesso di soggiorno o magari sono in attesa di regolarizzazione e sono condizionate. Questo provoca non solo il dramma di questa donna deceduta stamattina, ma abbiamo tante donne che tornano nel Paese d’origine. Quando abbiamo annunciato la protesta, anche le donne che lavorano senza fermarsi mai hanno sostenuto questa protesta, perché non ce la fanno più”;

Rete Nazionale delle Domestiche USB in sit-in l'8 marzo sotto la Prefettura di Napoli- Foto Facebook
Rete Nazionale delle Domestiche USB in sit-in l’8 marzo sotto la Prefettura di Napoli- Foto Facebook

La protesta della rete nazionale delle domestiche Usb alla prefettura di Napoli

Svetlana, questa mattina vi siete riunite in un sit-in di protesta sotto la prefettura, perché?
Abbiamo chiesto in varie città d’Italia incontri in prefettura per accelerare i tempi per avere i permessi di soggiorno e per far riconoscere quello domestico come lavoro usurante. Tante famiglie non sanno che esiste il contratto collettivo nazionale per le domestiche. È ancora più difficile far riconoscere i propri diritti. Con la pandemia addirittura non esiste più un giorno di riposo e siamo tornati ai tempi dello schiavismo. Dall’anno scorso stiamo aspettando di avere il permesso di soggiorno con un contratto di lavoro. A causa del Covid le richieste non vengono esaminate”;

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Cosa avete ottenuto?
Ci hanno promesso di aprire un tavolo istituzionale. Senza permesso per stare in Italia, non abbiamo il diritto di avere un contratto di lavoro e un’assicurazione sanitaria o un contratto di casa”;

Lavoratrici e lavoratori domestici, Maria Rosaria Nappa: “Un mondo difficile da intercettare”

Può spiegare la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori domestici che stamattina hanno protestato sotto la prefettura a Napoli?
È difficilissimo intercettare queste lavoratrici e questi lavoratori, sia per il carattere borderline del lavoro stesso che si basa su una modalità di reclutamento mediante il passaparola, sia per l’enorme “grigio e nero” che si nasconde dietro questa attività. Spessissimo i lavoratori vengono inquadrati con mansioni e orari non attinenti a quello che realmente svolgono, o addirittura tenuti privi di assicurazione e contratto stesso. Noi riusciamo a intercettarli a fine corsa, cioè quando il rapporto di lavoro cessa e i più coraggiosi cercano di rivendicare e ottenere quanto gli spetta. Tenendo presente però che la modalità di reclutamento tramite il passaparola, ha anche un effetto dissuasore rispetto al chiedere ed ottenere quello che spetta, per paura di essere in qualche modo stigmatizzati nella ricerca del lavoro successivo. Questo rende ancora più difficile avvicinare questi lavoratori e queste lavoratrici”;

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In che modo cercate di intercettare questa categoria di lavoratori?
L’anno scorso abbiamo istituito dei corsi di formazione con certificazione professionale che hanno avuto discreto successo e ci hanno permesso di avere un osservatorio privilegiato rispetto a queste realtà. Da qui abbiamo capito che spesso le badanti h24 vengono inquadrate come collaboratrici domestiche a poche ore alla settimana. Il contratto nazionale prevede trattamenti profondamente diversi per chi fa servizi di collaborazione familiare, rispetto a chi fa servizi di cura, addirittura con la convivenza”;

La condizione dei domestici è realmente peggiorata a causa del Covid-19?
Abbiamo registrato, soprattutto nei mesi successivi al primo lockdown, un aumento di persone che si sono avvicinate alla nostra organizzazione sindacale, sempre in maniera informale, per chiedere informazioni, certo non a dare spinta alla rappresentanza che noi vorremmo. Proprio perché ci sono state situazioni rigide e difficili da gestire. Durante tutto il lockdown sono saltati i giorni di riposo. Da una parte avevamo persone che in qualche modo lavoravano fuori casa con un contratto. Erano quelle tutelate e sono riuscite ad entrare nei bonus statali. Poi c’erano quelli che, benché inquadrati come colf e coabitanti con chi assistevano, hanno vissuto due mesi di segregazione perché non avevano l’opportunità di fare un giorno di riposo. La situazione peggiore però, era di chi non era assolutamente inquadrato contrattualmente. Queste persone non hanno potuto attingere ai bonus previsti nella primissima fase. Questo è stato il motivo per cui abbiamo avuto un nuovo contatto con questi lavoratori. Però nel corso dello svolgimento del lavoro, si affacciano solo per chiedere informazioni e conferme, con timore rispetto alla possibilità di intraprendere un’azione”;

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“Il Covid ha colpito più le lavoratrici che i lavoratori”

In generale, la pandemia da Covid-19 ha colpito molto le donne lavoratrici
La situazione è drammatica sia nel caso che si sia perso il lavoro, sia che si sia costrette ad abbandonarlo come dipendente o imprenditrice. È enorme il numero di donne costrette a ritornare alla dimensione domestica anche solo per accudire i figli perché le scuole sono chiuse. Il momento è critico anche per chi ha un lavoro. Penso alle donne e agli uomini (anche se in numero minore) cassieri dei supermercati o commesse dei negozi, ad esempio. Sono un autentico baluardo in prima linea rispetto alla possibilità del contagio e sembra che se ne siano dimenticati tutti. Quando era tutto triste erano tutti eroi, poi adesso che c’è una possibile risoluzione, non vedo perché la protezione del vaccino non venga immediatamente immaginata anche per loro, che sono molto esposti”;

Ci sono tanti lavoratori “dimenticati” durante la pandemia?
Come Filcams – Cgil ci occupiamo dei lavoratori essenziali ed invisibili, i cosiddetti fantasmi, di cui non ci ricordiamo dell’esistenza. Ad esempio i lavoratori e le lavoratrici che assicurano la pulizia e la mensa negli ospedali, le mense nelle scuole che in questo momento sono fermi da marzo 2020 e sono allo stremo. Così come le cassiere, i vigilantes: tutti lavori che hanno visto nella pandemia, non una riduzione dell’impegno, spesso una riduzione dell’orario di lavoro e sicuramente un aumento della tensione e del coraggio. Parola quest’ultima, che non si dovrebbe mai accompagnare al lavoro. Non ci dovrebbe essere bisogno di avere coraggio per andare a lavorare. Il coraggio che ha dimostrato Natalia stamattina, riuscendo a salvare i suoi datori di lavoro, deve essere un caso eccezionale. Ciò che le è accaduto non ha niente a che fare con la pandemia. In qualunque momento lei avrebbe dimostrato questo coraggio. I lavoratori di cui parliamo ormai da un anno invece, sono costretti a vestire abiti da supereroi coraggiosi per andar a svolgere un servizio che spesso non viene neppure riconosciuto o remunerato come dovrebbe”.

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