Fiano (PD) a iNews24: “Serve uno sforzo unitario per superare questo momento. Zingaretti? Gli ho chiesto di ripensarci”

Il deputato del Pd, Emanuele Fiano, auspica una scelta unitaria dell’Assemblea nazionale in vista del Congresso: “Mi auguro che venga scelto un segretario che sappia gestire e guidare le dinamiche interne al partito”. Nessuna polemica con le altre correnti del Pd, mentre sull’alleanza con il M5s commenta. “È normale che in un grande partito si producano posizioni politiche diverse rispetto a scelte politiche strategiche, e questo vale anche per il rapporto con il M5s”

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Emanuele Fiano (screenshot da Youtube)

Per il Pd è indubbiamente un momento complicato, con le dimissioni di Zingaretti giunte dopo una settimana di attacchi e tensioni che hanno contribuito a lacerare il partito. Lei che idea si è fatto, come giudica le dimissioni del segretario?

“Mi dispiace molto che si sia dimesso e gli ho chiesto di ripensarci. L’ho fatto perché, al di là dei valori e dei principi, esistono i rapporti umani, e anche se non l’ho sostenuto al congresso ho un legame di amicizia con Nicola Zingaretti. Non giudico la sua scelta, ma la dimensione politica di questo atto deve farci riflettere. Il segretario uscente ha usato parole molto dure nei confronti del partito, parole pesantissime, e questo suo gesto ci mette di fronte alla necessità di una riflessione interna che, in verità, molti di noi chiedevano da tempo. C’è bisogno di farlo, non perché ci siano delle colpe da dover attribuire a qualcuno, ma per costruire un confronto politico leale tra le varie anime che compongono il Partito Democratico”

Come lei stesso ha detto, Zingaretti ha usato dei toni e delle parole molto forti, le condivide?

“Non commento le parole del segretario. Quello che posso dire è che mi auguro che il suo gesto possa aiutarci a compiere, finalmente, uno sforzo di comprensione reciproca verso il superamento di questa fase difficile ”

Anche gli attacchi da parte di alcuni esponenti di Base Riformista, soprattutto negli ultimi giorni, non hanno contribuito a rasserenare il clima intorno al segretario, non crede?

“Preferisco parlare di politica. Era ed è un dibattito che ha avuto, in alcuni momenti e da più parti, anche toni molto accesi. Ecco, non voglio riferirmi a quelli. Non replico e non mi interessa in alcun modo l‘aspetto conflittuale della vicenda, mi interessa il dibattito sulla linea politica”

Tra qualche giorno ci sarà l’assemblea nazionale del Pd, il 13 e 14 marzo. Come ripartire e quali sono i primi passi che il Pd deve fare per uscire da questa empasse?

“Mi auguro innanzitutto che venga scelto in modo unitario un segretario o una segretaria che sappia gestire e guidare le dinamiche interne al partito in vista del congresso, quando ci sarà. Dobbiamo trovare una figura che rappresenti le nostre idee nel Paese, garantendo allo stesso tempo un’efficace collaborazione con il governo del presidente Draghi”

Il nodo dell’alleanza con il M5s

Governo Grillo Draghi
Beppe Grillo (Getty Images)

In ballo c’è anche il nodo politico relativo all’alleanza con il M5s. Si tratta di una questione che, insieme allo schiacciamento su Conte, ha creato più di un malumore nel Pd.

“In questi ultimi due anni abbiamo attraversato una serie di passaggi politici molto diversi tra loro: prima l’opposizione al governo gialloverde, poi la nascita e la successiva crisi del Conte-Bis, ed ora il passaggio ad un esecutivo di unità nazionale. Credo sia normale che in un grande partito si producano posizioni politiche diverse, a maggior ragione su temi fondamentali o su scelte politiche strategiche, e questo vale anche per il rapporto con il M5s”

È vero che in due anni lo scenario politico è cambiato, eppure i sondaggi inchiodano il Pd a quel 18% dei consensi raccolti alle politiche del 2018. Ritiene ci sia un problema da questo punto di vista?

“A parte il fatto che i partiti si misurano alle elezioni e non nei sondaggi, ma non è nemmeno questo il punto. Dobbiamo capire che questa è una fase storica fondamentale e che siamo di fronte ad un cambiamento globale che è destinato a coinvolgerci tutti. Abbiamo subito gli effetti devastanti della pandemia dal punto di vista sanitario, economico e sociale e abbiamo visto cambiare la linea di gestione europea, fortunatamente in una direzione più solidale e cooperativa. Venivamo da anni in cui al primo posto dei temi trattati c’erano l’immigrazione e la sicurezza, mentre oggi, giustamente, parliamo dell’aumento dei poveri nel nostro Paese, del blocco di tantissime imprese e della crisi di settori vitali come il turismo e la cultura”

Il ruolo e le sfide del Partito Democratico

Emanuele Fiano (Getty Images)

E in questo nuovo contesto, come si inserisce il Pd?

“In uno scenario cosi cambiato, l’imperativo per un partito con una vocazione popolare deve esser quello di saper tutelare la crescita e lo sviluppo, curando allo stesso tempo il disagio economico e sociale. È ovvio che la questione del consenso per un gruppo politico rimane essenziale, ma non possiamo ottenerlo senza prima dimostrare di aver compreso il cambiamento che è in atto nella società”

Secondo lei il Pd sarà in grado di interpretare queste necessità?

“Deve. Anche perché questa crisi apre una fase totalmente nuova, dove il ruolo stesso della politica andrà complessivamente ripensato e ridefinito. Niente sarà più come prima: il mondo del lavoro, il modello dello sviluppo e la cura dell’ambiente, il pensiero sullo stato sociale… persino il modello istituzionale sarà diverso, dal momento che la prossima legislatura vedrà il taglio di un terzo dei suoi rappresentanti”

Dal 2007 il Pd ha visto avvicendarsi ben otto segretari in tredici anni. Secondo lei c’è un problema di stabilità interna, oppure è solo la prova della reale contendibilità politica del partito?

“Il nostro è l’unico partito che si possa definire veramente contendibile, una caratteristica bella e allo stesso tempo difficile. Il punto della questione, però, è che non è solo il Pd ad essere in difficoltà: nella dinamica politica europea, il tema della collocazione del pensiero progressista di sinistra è un problema che non riguarda solo l’Italia; basti pensare al Partito socialista francese che è ai minimi storici, o alla crisi della Spd in Germania. Negli Usa, per contrapporsi e battere il pensiero populista, c’è voluto un personaggio come Biden, in grado di raccogliere tendenze molto diverse, che andavano dai socialisti ai moderati. Proprio a questo compromesso tra culture progressiste avevamo pensato con Veltroni, quando nel 2007 abbiamo fondato il Pd, consapevoli dei rischi, ma convinti che la società avesse bisogno di un progetto politico di tale portata. Certo, oggi non posso dire che aver cambiato otto segretari in tredici anni sia un risultato positivo, direi piuttosto che, nel complesso del gioco democratico, è un dato che deve farci riflettere sul modo in cui formiamo la nostra classe dirigente”

 

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