Cashback, rivolta in Parlamento: “Uno spreco da cancellare”

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Cashback, gli italiani sono molto tiepidi e diversi partiti chiedono al governo Draghi di cambiare: “Uno spreco da cancellare”

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Cashback, rivolta in Parlamento (Pixabay)

Una delle ultime novità introdotte dal governo Conte è rappresentata dal Cashback di stato per incentivare le spese degli italiani. Ma il provvedimento potrebbe avere vita breve, almeno se dovessero passare in Parlamento le proteste di diversi partiti della maggioranza. Molti la considerano una spesa inutile e lo dicono apertamente.

Il governo a guida 5Stelle e Pd aveva stanziato ben cinque miliardi per questa operazione, una cifra che pare stridere con le reali esigenze del Paese in piena pandemia. Quindi giorno dopo giorno cresce il partito bipartisan di quelli che chiedono la sua cancellazione. Vorrebbero destinare quelle risorse ad altre spese realmente di sostegno per l’economia delle famiglie e di tutti i settrori messi in ginocchio dalla crisi.

Un pensiero espresso chiaramente in una nota da Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia che lo definisce ‘uno spreco di Stato’. “Dirottiamo quei fondi su destinazioni più urgenti, come il reddito di emergenza o la riforma fiscale”, spiega.

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(Twitter)

E come lei la pensa anche Luigi Marattin (Italia Viva), presidente della Commissione Finanze. A fronte dei 2 miliardi stanziati per la riforma fiscale, la cifra del Cashback non ha senso. “Se, magari a seguito di una seria valutazione di impatto, la misura del cash back si interrompesse a giugno, per il 2022 avremmo una dote aggiuntiva una-tantum di 3 miliardi da utilizzare nell’ambito della riforma fiscale”.

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Un pensiero che sembra anche condiviso dal governo. Nel nuovo testo del Recovery Plan redatto dal governo Draghi quei 5 miliardi (pescati in mezzo ai 209 in arrivo da Bruxelles) sono già ridotto almeno alla metà anche in base alle valutazioni fresche fatte dagli esperti del ministero dell’Economia.

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Cashback (Getty Images)

Al momento infatti il numero degli iscritti al servizio è pari a circa 7 milioni. Considerando che il rimborso massimo previsto è pari a 150 euro a semestre, nel 2021 non saranno utilizzati più di 2 miliardi di euro. A questi però dobbiamo aggiungere i 300 milioni garantiti dal Supercashback di 1.500 euro.

A quel punto il governo Draghi potrebbe decidere presto di stoppare il servizio al 31 dicembre 2021, mentre originariamente doveva arrivare almeno a giugno 2022. Secondo le previsioni del ministero, infatti, il numero dei partecipanti non crescerà oltre la quota dei 10 milioni di utenti mentre il rimborso medio per ogni semestre non dovrebbe superare invece i 100 euro.

Inoltre per evitare i ‘furbetti’ del rimborso, quelli che per arrivare alla cifra minima effettuano tanti piccoli pagamenti in serie, cambierà anche il conteggio. Il Supercashback infatti dovrebbe essere rinviato a dicembre e i 100mila migliori potranno riscuotere i due rimborso da 1.500 euro a semestre solo alla fine dell’anno. Ma in ogni caso Palazzo Chigi potrebbe studiare altre forme per incentivare il pagamento elettronico e non in contanti.

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