Vaccini Covid, Pregliasco a iNews24: “Fare una sola dose potrebbe essere efficace”

“La scelta di fare una sola dose di vaccino è legata all’emergenza, ma non per questo non sarà efficace”, ritiene Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano e membro del Cts lombardo.

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La scelta di fare una sola dose di vaccino è legata all’emergenza, ma non per questo non sarà efficace”, ritiene Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano e membro del Cts lombardo, in merito alla possibilità di seguire il modello Israele e Regno Unito. “Si proteggerebbero più persone e poi dopo si penserà alla continuità”, dice ai microfoni di iNews24.

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Cosa pensa dell’ipotesi di adottare il modello Regno Unito e Isreale, dove si dà la precedenza alle prime somministrazioni dei vaccini per un numero maggior di persone, e si aspetta più tempo per i richiami?
Si tende sempre a parlare di fase 1, 2, 3, ma mai di fase 4, in cui si monitora, valutando via via. L’ipotesi è da valutare. La scelta di somministrare una sola dose è legata all’emergenza, ma non per questo non sarà efficace. Si proteggerebbero più persone e poi dopo si penserebbe alla continuità. Sicuramente non ci basterà questo primo giro di vaccinazione, bisognerà richiamare le persone per vaccini magari aggiornati secondo le varianti. Se facciamo adesso un lavoro importante, i casi caleranno, ma poi dovremo darci una dose ulteriore di richiamo”;

Covid-19 pregliasco
Fonte: Facebook

E se le seconde dosi arrivassero in ritardo e non fossero sufficienti per tutti coloro che si sono sottoposti alla prima?
“Per queste vaccinazioni, per una registrazione rapida, hanno dato uno schema iniziale che prevedeva due dosi fisse per ottenere un risultato. Stiamo vedendo che, come per altre vaccinazioni, si possono allungare i tempi. Non ne siamo certi, lo stiamo provando nella fase realistica”;

Sembra un percorso molto lungo: ne usciremo mai?
Le pandemia del passato sono durate due o tre anni. È chiaro che con questa prima ondata di vaccini, se riusciremo a terminarla, avremo una convivenza molto più civile con il Covid-19”;

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La Sardegna è diventata zona bianca. Come mai il virus non lì non si è diffuso come nelle altre Regioni?
I parametri complessivi in Sardegna sono da tre settimane sotto la soglia. La pandemia va avanti per focolai che si propagano e a seconda delle condizioni ambientali favorenti, si ampliano. L’aspetto orografico della Sardegna è particolare e soprattutto in questo periodo, dove non c’è turismo, la densità di popolazione è inferiore. Se il virus trova meno persone suscettibili, comincia a scemare”;

Un paramedico del Covid Hospital di Maddaloni, in provincia di Caserta, è morto, colpito dalla variante inglese del Covid-19. Aveva scoperto di essersi ammalato poco dopo il richiamo. Avrebbe contratto il virus successivamente alla prima dose. È possibile?
“Nei primi dodici giorni dalla vaccinazione, di fatto si è ancora scoperti. Non so quanto tempo sia passato prima della seconda dose. Ma la risposta immunitaria cresce dopo le prime due settimane”;

Vaccino Covid
Vaccino Covid (Getty)

Il nuovo Dpcm che andrà in vigore il 6 marzo, probabilmente conterrà restrizioni per Pasqua e Pasquetta, ma anche riaperture graduali nelle settimane successive. Ad esempio di cinema, teatri e musei. La divisione in zone, sempre secondo le ipotesi, ci saranno ancora, così come alcune restrizioni attuali relative.
Non c’è un manuale scientifico per il lockdown. Una chiusura totale potrebbe portare dei risultati rapidamente, ma nessun politico avrebbe il coraggio di prendere questa decisione a un anno di distanza dal primo lockdown. La scelta politica è un compromesso, in quasi tutte le nazioni, tra il meglio e il possibile. L’idea dell’Italia in zone è sostanzialmente un compromesso che permette di mitigare la diffusione del virus e non arrivare come la prima e la seconda ondata. Le micro-zone rosse poi, sono un tentativo per cercare di isolare i piccoli focolai. Speriamo di ottenere risultati”;

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Secondo lei, con le vaccinazioni che dovranno arrivare e il nuovo Dpcm, si potrà pensare a un’estate diversa dall’anno scorso?
L’estate di per sé riduce la diffusione di questo virus, perché ci sono meno sbalzi termici, si sta più all’aperto, si ventilano di più le abitazioni. Quello che può essere precisato adesso è nel segno della continuità. Il virus continua a circolare e noi possiamo fare solo in modo che colpisca meno persone. Per fare ciò, servono regole precise, persone che le rispettino e lockdown mirati. L’obiettivo è continuare una vita che si avvicini alla normalità, in attesa della disponibilità dei vaccini che si spera, ci sarà”.

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