Trenta (M5s) a iNews24: “Nel M5s è in corso una guerra fratricida. Giusto riammettere gli espulsi”

L’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dopo aver annunciato di candidarsi al Comitato direttivo del M5s, analizza la situazione interna al Movimento: “Non dovevamo arrivare a questo punto. Occorreva una nuova organizzazione già nella fase di costituzione del Governo”. Sulle espulsioni recapitate a trentuno parlamentari, tra Camera e Senato, l’ex ministro dichiara : “Giusto espellere, ma è utile riammettere coloro che vogliano rientrare”- mentre sul futuro di Giuseppe Conte nel M5s commenta: “Vorrei fosse parte attiva e propulsiva del Movimento, ma in un partito queste decisioni vanno prese insieme”

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Elisabetta Trenta (@Facebook)

Ha annunciato ieri che si candiderà per uno dei cinque posti che comporranno il nuovo organo direttivo del Movimento 5 Stelle. Cosa l’ha spinta a ributtarsi nella mischia, e perché proprio adesso?

“Non ho mai pensato di smettere di fare politica, credo che si possa sempre dare un proprio contributo  semplicemente continuando a presentare una visione. Da mesi il Movimento 5 Stelle sta affrontando una fase molto difficile di riorganizzazione, a cui ho partecipato attivamente. Ora è il momento di rendere concreto l’impegno e credo di poter dare un contributo. Il Movimento ha bisogno di rimettere insieme le sue varie anime per tornare ad essere una forza propulsiva” 

Lei è stata ministro della Difesa nel primo governo Conte, poi dopo la caduta dell’esecutivo gialloverde, la sua casella di governo è stata sacrificata in nome della nuova alleanza M5s-Pd e sostituita con Guerini, un esponente del partito democratico. Se l’aspettava?

“In politica bisogna aspettarsi di tutto; credo però che quella scelta sia stata avvertita come una perdita da quella parte del personale militare e civile della Difesa che era in attesa che maturassero le innovazioni che avevamo promesso” 

Il dibattito e le espulsioni nel M5s

m5s Di Battista grillo
Grillo, Di Maio e Di Battista (Getty Images)

Nonostante non sia in parlamento, ha potuto seguire dall’interno il dibattito che ha lacerato il gruppo del M5s sia alla Camera che al Senato.  Può spiegarci il suo punto di vista su quanto sta succedendo nel Movimento, anche alla luce delle recenti espulsioni?

“Non dovevamo arrivare a questo punto. Occorreva una nuova organizzazione già nella fase di costituzione del Governo. Il Movimento 5 Stelle è fatto da tante anime. Mentre eravamo in opposizione le diverse anime erano unite dai cori della protesta, ma quando si arriva al governo bisogna fare delle scelte e le scelte sono sempre divisive. Per questo avremmo già dovuto avere un sistema di decisione, condiviso e riconosciuto”

 E Rousseau?

“Alla prova dei fatti la piattaforma ha rivelato alcuni punti di debolezza che hanno vanificato la sua efficienza. Uno tra questi è la carenza di trasparenza. E’ per questo che,  quando si è decisa la votazione più divisiva di tutte, quella in cui si doveva decidere se  approvare il governo Draghi con tutte le sue contraddizioni, molti non hanno riconosciuto il voto degli iscritti, ritenendo che fosse stato condizionato da un quesito confezionato alla bisogna. Lo capisco ma non lo approvo, anche perché io, per esempio, ho deciso di votare sì prima di sentire il quesito e, come me, molte persone”

La situazione ora sembra davvero esser sfuggita di mano…

 E’ iniziata una “guerra fratricida” tra chi vuole mantenere la purezza e chi, avendo votato sì, è stato giudicato da altri come “corrotto” dal sistema. Non è così. E siccome va riconosciuto e rispettato anche l’atto di responsabilità di quei portavoce che avrebbero votato no, ma si sono attenuti al voto della piattaforma, credo che sia stato giusto espellere, ma che poi sarebbe giusto ed utile riammettere nel Movimento coloro che vogliano rientrare. Il garante, secondo le previsioni dello statuto, può farlo, e se lo facesse, farebbe un atto di “misericordia” e “magnanimità” che servirebbe a sanare alcune spaccature

La reggenza di Vito Crimi e le negoziazioni per il sostegno a Draghi

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Di Maio e Crimi (Getty Images)

Lei ha dichiarato che se fosse stata in parlamento avrebbe sostenuto questo esecutivo, in molti però nel M5s hanno fatto una scelta diversa, tra di loro anche figure storiche del Movimento come Di Battista, Lezzi, Morra e Villarosa. C’era secondo lei un modo per evitare la rottura?

“Sì, con delle negoziazioni più stringenti, mettendo paletti e condizioni e fissando obiettivi identitari del Movimento tra gli obiettivi del governo. Insomma la sola creazione di un Ministero della Transizione Ecologica, tirato fuori dal cilindro all’ultimo momento, per quanto sia un obiettivo importante, non è bastata perché tutti aderissero a un governo multi-sfaccettato”

Il reggente Vito Crimi, subentrato a Di Maio poco più di un anno fa, ha delle responsabilità nel non esser riuscito a gestire il dissenso interno al Movimento?

“Vito ha fatto un grande lavoro in un momento tanto difficile e per questo va ringraziato. Avrebbe dovuto soltanto accelerare il processo degli Stati Generali. E’ vero, c’è stata la pandemia, ma alla fine li abbiamo fatti in streaming e quindi si potevano fare anche un anno fa”

Proprio in riferimento alla sua candidatura, da pochi giorni il M5s ha deciso di sostituire il capo politico con un organo collegiale composto da cinque persone e di modificare in tal senso lo statuto. Siamo tuttavia ancora in una nella fase di stallo, esattamente come è accaduto per Crimi, il cui mandato sarebbe in realtà scaduto a dicembre. Non crede che queste continue attese e rinvii contribuiscano in qualche modo al logoramento del M5s?

“Condivido con lei che questi stop and go facciano male a tutti. La gente ci guarda e non ci riconosce più. Anche la nostra comunicazione diventa inefficace perché i fatti sono un elemento importante della comunicazione e se i fatti sono in contrasto con ciò che si dice, si perde credibilità”

Conte e il futuro del M5s

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte (Getty)

Come giudicherebbe un coinvolgimento di Conte nell’organo direttivo del M5s? 

“Penso che sarebbe necessario cambiare di nuovo lo Statuto che prevede che i 5 membri dell’organo direttivo siano paritari e che a turno ognuno dei membri abbia la rappresentanza legale. A statuto (appena modificato) invariato, anche Conte avrebbe la stessa posizione. Credo sia riduttivo per lui. D’altra parte, nominare un capo politico quando l’abbiamo appena abolito è come non rispettare le decisioni della base. Mi piacerebbe che Giuseppe Conte, con cui ho lavorato benissimo, fosse parte attiva e propulsiva del movimento, ma in democrazia queste decisioni in un partito vengono prese in un congresso, democraticamente, come espressione della volontà di tutti”

Qualora dovesse essere eletta, come immagina il nuovo M5s?

“Come un partito, organizzato in modo da poter fare della diversità di opinioni dei suoi membri una ricchezza e non uno strumento di balcanizzazione. Un soggetto politico radicato nei territori, dove devono esistere delle sedi locali, ma dotato anche di sedi virtuali capaci di superare ogni confine. Una forza politica fondata sui valori di trasparenza, legalità, rispetto delle competenze e meritocrazia, che metta al centro della propria azione il bene e la “felicità” dei cittadini, che sappia guidare il Paese a livello internazionale, continuando a fare dell’Italia il Ponte che ha unito civiltà molto lontane; che non perda il proprio riferimento geopolitico nei legami atlantisti ed europei ma che faccia della propria dimensione mediterranea un punto di forza e non di debolezza. Il Movimento 5 stelle è stato un soggetto visionario, più che rivoluzionario. Occorre riprendere in mano questa capacità di visione”

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