Mondiali Qatar 2022, 6.500 morti per costruire gli stadi: i dati allarmanti

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Mondiali Qatar 2022, 6.500 morti per costruire gli stadi: i dati allarmanti rivelati da un’inchiesta del quotidiano inglese “The Guardian”

Mondiali Qatar 2022
Mondiali Qatar 2022, 6.500 morti per costruire gli stadi: i dati allarmanti (Foto: Getty)

Saranno i primi mondiali a disputarsi in inverno. L’assegnazione decisa da Blatter fece discutere e non poco, costringendo a rivedere tutti i calendari delle principali federazioni internazionali, oltre alle Coppe europee. Il Qatar si sta preparando per il grande evento del 2022, purtroppo non senza contrattempi. Al di là della pandemia, che ha complicato i piani degli organizzatori, si sono aggiunti altri problemi interni, legati alla costruzione degli impianti in cui si dovrà giocare.

Secondo un’inchiesta condotta dal quotidiano inglese “The Guardian”, ci sarebbero stati fino ad oggi almeno 6.500 morti tra i lavoratori che si stanno occupando dei nuovi stadi.

La maggior parte di essi è proveniente da Paesi stranieri e starebbe lavorando in condizioni di sicurezza precaria e senza alcun tipo di assistenza. Un bilancio pesantissimo e in continuo aumento, come testimoniato dalla fonte britannica.

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Mondiali Qatar 2022, 6.500 morti per costruire gli stadi: condizioni di lavoro disumane

Stadi Qatar 2022
Mondiali Qatar 2022, 6.500 morti per costruire gli stadi: i dati allarmanti (Foto: Getty)

La maggior parte dei lavori di costruzione è concentrata dentro e intorno alla capitale, Doha, con un totale di sette nuovi stadi. Attorno ad essi dovranno sorgere anche hotel, un nuovo aeroporto e importanti infrastrutture stradali e di transito. Il tutto per farsi trovare pronti per il via di novembre 2022. Purtroppo questi progetti fanno affidamento su migranti che vengono invogliati a lavorare con contratti bassi dal punto di vista economico e rischiosi, per le condizioni in cui ci si trova ad operare.

La mano d’opera, proveniente dalle zone più povere del mondo, si ritrova a dover sottoscrivere contratti da cui non può liberarsi senza il benestare del datore di lavoro. Una sorta di trappola da cui è difficile dimenarsi. In tutto questo più di 6.500 persone hanno già perso la vita nel corso di questi anni (l’assegnazione risale al 2010). Secondo quanto rivelato dal “Guardian” gli operai provengono principalmente dai seguenti Paesi: India, Nepal, Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka, oltre a Kenya e Filippine.

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