Usa, raid in Siria: è la prima azione militare di Biden

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Primo raid in Siria per gli Usa da quando Biden è presidente. Le truppe bombardano le basi filo-iraniane, in risposta agli attacchi missilistici in Iraq.

Usa raid Siria
Nuovo attacco militare per le truppe statunitensi in Siria (Getty Images)

Dopo appena 37 giorni di presidenza arriva il primo attacco militare di Joe Biden, da quando è presidente degli Usa, con un raid in Siria. Nel mirino delle truppe americane le basi filo-iraniane presenti nel paese. Come ha spiegato il Pentagono, l’attacco è solament una risposta ai bombardamenti alle basi Usa in Iraq. Così durante la notte, le truppe statunitensi hanno attaccato nella zona orientale, proprio al confine con il paese iracheno.

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Una risposta che arriva a distanza di undici giorni dall’attacco iraniano che provocò la morte di un contractor civile e ferì diversi militari statunitensi. Quella delle truppe americane quindi è la prima importante operazione di Biden in ambito militare. Infatti dopo appena trentasette giorni di presidenza, il democratico ha voluto rispondere agli attacchi militari. Andiamo quindi a vedere l’annuncio del Pentagono in sala stampa.

In seguito ai bombardamenti hanno perso la vita 17 combattenti pro-Iran. A rivelare la notizia ci ha pensato l’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo. Questo però è solamente un primo rapporto, infatti nelle prossime ore, potrebbe crescere il numero delle vittime. Inoltre tutti i combattenti morti fanno parte del gruppo di Hachd al-Chaabi.

Usa raid in Siria, il Pentagono: “Distrutte diverse milizie filo-iraniane”

Usa Raid Siria
L’operazione americana in terra siriana (Getty Images)

A giustificare l’attaco ci ha pensato il Pentagono, che ha tenuto una conferenza stampa subito dopo il raid in terra siriana. Infatti davanti ai giornalisti John Kirby, portavoce del Pentagono, ha annunciato: “I raid hanno distrutto diverse strutture al confine, utilizzate da una serie di milizie filo iraniane“. Poi, sempre Kirby ha ricordato come l’azione abbia come obiettivo quello di calmare la situazione sia nella Siria orientale e sia in Iraq.

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Un attacco che però è una risposta chiara ai bombardamenti iraniani del 15 febbraio nella regione del Kurdistan iracheno. In quell’occasione gli americani si affidarono proprio all’Iraq per l’inchiesta, che dopo le indagini annunciarono la rivendicazione dell’attacco da parte di un gruppo sciita che si fa chiamare Awliyaa al-Dam, o Guardiani del Sangue. In seguito, l’Iran negò di avere rapporti con questo gruppo. Inoltre in seguito a quell’attacco furono gli Usa a puntare il dito contro le truppe iraniane, accusando il paese di aver fornito le armi al gruppo sciita.

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