Racket a Foggia, l’intercettazione con una consigliera comunale: “I clan non vogliono la videosorveglianza”

Inquietante intercettazione con una consigliera comunale di Foggia: i clan sarebbero contrari all'installazione di telecamere

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C’è qualcuno che a Foggia non vuole le telecamere di videosorveglianza, perché teme che possano mandare all’aria le incursioni degli uomini dei clan contro i commercianti che non vogliono pagare il pizzo.

Ed è qualcuno di molto vicino ad un esponente del consiglio comunale, una amministrazione da anni “sorda”, che non vuole ascoltare le richieste della Procura della Repubblica.

È una intercettazione telefonica a rivelare il timore di un fiancheggiatore di uno degli estorsori che ha piazzato le bombe contro un centro per anziani finito lo scorso anno nel mirino del racket. Un timore che viene registrato dagli inquirenti, mentre parla al telefono con la sua compagna, una consigliera comunale: parla di un “fastidio” che le telecamere possono arrecare ai signori del pizzo, ed è per questo che a Foggia non devono esserci telecamere in strada.

I bombaroli del clan potrebbero essere riconosciuti. E i commercianti, dinanzi all’evidenza delle immagini, si sentirebbero più motivati a denunciare.

Foggia: telecamere vietate

“Le videocamere aiuterebbero a vincere ritrosia e paura. Se c’è un sospetto di prova, è più facile che la vittima riconosca i suoi carnefici e li denunci”. Ne è fermamente convinto il procuratore capo della Repubblica di Foggia, Ludovico Vaccaro, che da anni chiede che venga installato un sistema di videosorveglianza in città.

“Almeno tre anni, ma nessuno mi ascolta” chiosa, spiegando ad iNews24.it perché nella conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’arresto dei cinque componenti della banda che la sera del 17 settembre scorso ha rapinato e ucciso il povero Francesco Paolo Traiano, ha parlato di qualcuno che nell’amministrazione comunale “rema contro”.

Amministrazione comunale contraria alla videosorveglianza?

Un duro atto d’accusa, quasi uno sfogo. Le uniche immagini che hanno permesso di risalire alla banda di giovanissimi (uno dei quali minorenni) provenivano da una telecamera installata all’interno del bar preso d’assalto quella sera.

Un elemento prezioso ai fini dell’indagine. Uno dei pochi su cui hanno potuto contare gli uomini della Squadra Mobile di Foggia. “Grazie alla videosorveglianza interna abbiamo potuto ricostruire quei terribili momenti – afferma il procuratore Vaccaro – Questa città, nonostante la presenza asfissiante della quarta mafia e di una microcriminalità dilagante, è completamente scoperta dal servizio di telecamere”.

Le poche presenti sono mal funzionanti, e la Procura chiede da anni che ne vengano installate di nuove. “L’amministrazione comunale però è sorda”, denuncia Vaccaro.

L’intercettazione della consigliera comunale

Emerge anche un inquietante retroscena da alcune intercettazioni per far luce sugli ultimi attentati ai danni delle attività commerciali di Foggia.

In una telefonata finita al vaglio degli inquirenti, un pregiudicato, indagato per aver favorito un uomo accusato di aver piazzato le bombe contro il centro per anziani “Il Sorriso”, si lamenta con la sua compagna, consigliera comunale di Foggia, del possibile fastidio che avrebbe potuto arrecare l’installazione delle telecamere in città.

La malavita locale sa bene che le immagini potrebbero scardinare il muro d’omertà dietro cui si nascondono gli estorsori. “Se c’è sospetto di prova, è più facile che la vittima riconosca i suoi carnefici – ribadisce Vaccaro – Se si chiede ad una vittima del racket se ha mai ricevuto una richiesta estorsiva, probabilmente risponderà di no. Davanti all’evidenza delle immagini, invece, potrebbe decidere di collaborare con gli inquirenti”.

In un territorio che vive nella paura e nell’omertà, la Procura chiede nuovi strumenti per le indagini contro le organizzazioni criminali: e lo fa sfidando anche chi rema contro, squarciando l’assordante silenzio che da anni avvolge la città di Foggia.

Articolo a cura di Davide Gambardella

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