Foggia, arrestati i killer di Traiano: quel destino da 18 anni beffa la sua famiglia

Arrestati gli assassini di Francesco Traiano, il titolare del bar Gocce di Caffè rapinato e ucciso a Foggia il 17 settembre 2020

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Si è recato in procura appena si è sparsa la voce dell’arresto dei cinque giovanissimi accusati dell’assalto a scopo di rapina in cui è stato ucciso lo zio, Francesco Paolo Traiano, 39 anni, accoltellato nel suo bar la sera del 17 settembre scorso a Foggia.

E dopo diciotto anni, ha voluto stringere le mani all’uomo che fece giustizia su un altro, efferato fatto di sangue che stravolse la sua esistenza: l’omicidio di sua madre, Giovanna Traiano, assassinata nella canonica della chiesa Beata Maria Vergine dal padre.

È stata denominata Destino, l’operazione scattata ieri mattina a Foggia per assicurare alla giustizia la banda – quasi tutti sulla ventina, il più giovane ha da poco compiuto 17 anni – che ha rapinato e ucciso il titolare del bar Gocce di Caffè di via Guido Dorso, fratello della donna assassinata nel 2003 dal marito con un colpo di pistola alla testa.

E il destino, in questa storia, ha di nuovo fatto incrociare le strade del procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, e del figlio di Giovanna, oggi ventitreenne e con un nuovo, terribile lutto che pesa come un macigno sulla sua vita.

Il femminicidio di Giovanna Traiano

Diciotto anni fa, il procuratore della città pugliese era il GUP che condannò il padre, reo di aver ucciso la povera Giovanna Traiano, all’epoca poco più che ventenne (ottenne poi 30 anni di carcere con il rito abbreviato).

Oggi, Vaccaro è a capo dell’ufficio inquirente che ha permesso di stringere il cerchio attorno al gruppo di baby rapinatori che hanno rapinato e ucciso a coltellate lo zio Francesco. “Grazie per aver fatto di nuovo giustizia, per me Francesco era quasi come un padre”, gli ha detto commosso il nipote, oggi 23enne.

Le indagini sull’omicidio di Francesco Traiano

Un’indagine non facile, quella svolta dagli uomini della Squadra Mobile di Foggia, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Foggia (le indagini sono state affidate al pm Rosa Pensa) e dalla Procura della Repubblica per i Minorenni di Bari, che stamattina ha portato all’arresto dei cinque rapinatori.

Gli elementi nelle mani degli inquirenti erano davvero pochi, senza contare l’omertà, che come una cortina ha protetto per mesi il branco.

Omertà e paura a Foggia

C’era chi sapeva e non ha parlato, come quelli appartenenti alla cerchia dei cinque rapinatori. E c’era la convinzione, da parte degli artefici dell’assalto, di restare impuniti.

Nelle chat che hanno permesso di inchiodarli, si preoccupavano soltanto di come spendere il bottino della tragica rapina al bar, circa mille euro. Tatuaggi nuovi, viaggi. Nessuna paura di finire in galera, nemmeno l’ombra del pentimento o della compassione per il povero Francesco.

Le immagini di videosorveglianza

Una ferocia spietata che è stata immortalata anche nelle uniche immagini che hanno permesso di risalire alla banda, fornite dal servizio di videosorveglianza del bar di Traiano: brevi filmati, ma drammatici, che mostrano il momento in cui il trentanovenne prova a difendersi e finisce per essere aggredito dai balordi, tutti coi volti travisati da passamontagna artigianali.

Sarebbe stato il diciassettenne a sferrare alcune coltellate – una all’altezza dell’occhio – risultate poi mortali, dopo quasi un mese di agonia in ospedale. Adesso, i cinque sono accusati a vario titolo di omicidio, rapina, furto dell’auto usata per il raid e poi bruciata, ricettazione, e favoreggiamento personale.

“Poca collaborazione – commenta con rammarico il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro – Qualcuno legato ai cinque da vincoli familiari, affettivi e lavorativi, sapeva ma non ha collaborato. Quello che più colpisce, però, è l’efferatezza con cui questi giovani hanno aggredito il povero Traiano, infierendo più volte su di lui anche dopo averlo accoltellato”.

Il destino della famiglia Traiano

Una tragica vicenda che si combina a quella del 2003, quando la sorella di Francesco, la giovane catechista solare ben voluta da tutti, venne giustiziata nella canonica della chiesa prima della lezione di catechismo. Destino è appunto il nome dell’operazione.

“E oggi, mi ha portato ad incontrare di nuovo il figlio di Giovanna”, racconta il procuratore.
Il ragazzo, oggi 23enne, cresciuto in questi anni dai nonni e dallo zio Francesco, è andato a trovare il procuratore Vaccaro per ringraziarlo. “Lo zio aveva avviato il bar per dare un avvenire al nipote – afferma il procuratore Vaccaro – Il ragazzo lo aiutava nella gestione dell’attività. Una famiglia di lavoratori, sfortunata, su cui ancora una volta il destino si è accanito”.

Articolo a cura di Davide Gambardella

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