Covid, in Italia si studia per la produzione di vaccini: paura varianti

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Si studia in Italia per la produzione dei vaccini anti-Covid. Giovedì vertice al Mise per discutere dei tempi e delle modalità

Giancarlo Giorgetti, in Italia si studia per la produzione dei vaccini anti-Covid
Giancarlo Giorgetti – ministro dello Sviluppo (Instagram)

La diffusione delle varianti Covid nel nostro Paese sta spaventando il mondo scientifico. Ad amplificare il terrore di vanificare il lavoro svolto finora, i ritardi ed i tagli sulle consegne dei vaccini in Italia. Si ricorda infatti l’ultimo taglio del 15% effettuato proprio dall’azienda farmaceutica AstraZenca.

Difatti in Italia sono diverse le regioni, ricordiamo l’Emilia Romagna ed il Lazio, che la scorsa settimana hanno ricevuto meno dosi rispetto al previsto. Un problema, come reso già noto dall’azienda, che in questi giorni interesserà altre regioni della penisola.

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Intanto in Italia si avviano gli studi per la produzione dei vaccini anti-Covid

In Italia si studia per la produzione dei vaccini
In Italia si studia per la produzione dei vaccini (Pixabay)

Si parla da mesi in Italia di produrre autonomamente vaccini anti-Covid ma con la diffusione delle varianti anche nel nostro Paese e i ritardi nelle consegne delle aziende farmaceutiche, l’argomento ha ripreso a tuonare.

Questa volta infatti se ne discuterà sul tavolo del Mise. Difatti, nella giornata di giovedì 25 febbraio, ci sarà un incontro tra Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico e Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria.

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All’incontro verrà fatto il punto della situazione sulle possibilità di dare una mano al ministro Giorgietti da parte della Farmaindustria per la produzione dei vaccini. Sarà chiarito il procedimento che va adottato per la produzione ed il trattamento di un vaccino con l’adozione di macchinari specifici ed i tempi. Difatti quando si inizia la produzione di un vaccino passano dai 4 ai 6 mesi.

Ma a presentare un’alternativa è stato Rino Rappuoli, microbiologo italiano e Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica nel 2005. Per Rappuoli l’altra via che si potrebbe percorrere sarebbe quella del trasferimento in Italia della tecnologia già sviluppata da parte di Pfizer o Astrazeneca. In questo modo si eviterebbe di partire da zero con gli impianti e non si impiegherebbero due anni per la produzione ma solo 7/8 mesi.

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