Manca, caso da riaprire. Avvocato Ingroia a iNews24: “Chiederemo la riesumazione del cadavere”

“Oggi il colpevole non c'è più e non ci sono più ragionevoli pretesti per considerare il caso chiuso. Deve essere riaperto”, dice l'avvocato ed ex pm Antonio Ingroia, che assiste la famiglia Manca insieme al collega Fabio Repici.

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Il caso di Attilio Manca potrebbe essere riaperto. La morte dell’urologo, fino ad oggi spiegata con un’overdose di eroina, potrebbe avere un’altra verità. La corte di Appello di Roma ha assolto Monica Mileti dall’accusa di aver ceduto la droga al medico, perché “il fatto non sussiste”.

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Oggi il colpevole non c’è più e non ci sono più ragionevoli pretesti per considerare il caso chiuso. Deve essere riaperto”, dice l’avvocato ed ex pm Antonio Ingroia, che assiste la famiglia Manca insieme al collega Fabio Repici. Manca è stato trovato morto diciassette anni fa a Viterbo, all’età di trentacinque anni. Secondo il legale, la sua morte sarebbe “collaterale alla trattativa Stato – mafia”. A questa ipotesi hanno sempre creduto i familiari e anche una parte dell’Italia, secondo cui potrebbe essersi trattato di “un’overdose indotta”.

Attilio Manca con il padre Gino e la madre Angela - Foto Wikipedia
Attilio Manca con il padre Gino e la madre Angela – Foto Wikipedia

Tempo prima, il medico aveva operato alla prostata Bernardo Provenzano in Francia, durante la latitanza. “Manca potrebbe aver cominciato ad avere dei sospetti, a fare domande e quindi, potrebbe essere diventato ingombrante e pericoloso”, spiega l’avvocato. “A vederlo dall’esterno – dice Ingroia – è un caso evidente di una messa in scena finalizzata ad occultare la verità. Bisogna farla passare per una morte accidentale per overdose ma ci sono errori e imperfezioni sulla scena del delitto che ne rivelano l’artificiosità. A cominciare dalla cosa più evidente del buco sul braccio sinistro”. Ai microfoni di iNews24.it, l’avvocato Ingroia.

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Caso Manca: si rafforza la pista mafiosa

Monica Mileti, prima accusata di aver dato l’eroina a Manca, dopo la condanna in primo grado a 5 anni e 4 mesi, è stata assolta dalla Corte di Appello di Roma. Questo ribalta tutta la vicenda?
Mileti è stata assolta con la formula piena perché il fatto non sussiste. La cessione della dose letale non c’è mai stata. Leggeremo le motivazioni della sentenza, ma viene completamente sgomberato il campo da questa ipotesi. Quindi Manca non era un drogato, non si era iniettato la dose di eroina e bisogna ricominciare da zero. Fino ad oggi tutte le nostre denunce e istanze sono state ignorate perché il colpevole era stato trovato e il caso si doveva considerare chiuso. Oggi il colpevole non c’è più e non ci sono più ragionevoli pretesti per considerare il caso chiuso. Il caso deve essere riaperto, anzi aperto, perché in realtà non lo è mai stato”;

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Avvocato Ingroia: i punti oscuri del caso

Quali sono i punti oscuri di tutta la vicenda?
Attilio Manca era un mancino puro e i suoi familiari e colleghi hanno sempre detto che era incapace di fare qualsiasi operazione con la mano destra. Il buco però, era nel braccio sinistro, quindi Manca avrebbe utilizzato destra. Farsi un’iniezione endovenosa necessita della capacità di usare la mano. Il secondo punto è la storia delle impronte digitali. Non sono state trovate impronte digitali, nemmeno sulla siringa, neppure le sue. Qualcuno potrebbe aver usato i guanti, che non sono stati trovati. C’è una sola impronta rimasta, e secondo noi è abbastanza indicativa. Era in bagno ed è del cugino. La sua versione è che qualche mese prima era andato a trovare Attilio a Viterbo, perché si era rivolto a lui per una piccola operazione ed era stato sui ospite. Non ci sono impronte digitali di nessun tipo, a parte questa. Nella mia carriera di avvocato e pubblico ministero non mi è mai successo. Infine, terza anomalia: la siringa non si trovava accanto al cadavere, ma in bagno. Secondo la versione ufficiale, Manca avrebbe avuto uno choc per l’overdose e sarebbe caduto di botta sul letto, sbattendo il naso contro il telecomando della tv. Questo avrebbe determinato la deviazione del setto nasale con la fuoriuscita di tutto quel sangue. Non sta né in cielo né in terra”;

Bernardo Provenzano - Getty Images
Bernardo Provenzano – Getty Images

“Presentate tante istanze, ma non siamo mai stati ascoltati”

I punti oscuri che cita sono mai stati affrontati?
Anche questo è un capitolo anomalo della vicenda. Li abbiamo discussi nelle varie istanze alle Procure. Ci eravamo costituiti parte civile nel processo contro Monica Mileti. La magistratura di Viterbo ha ritenuto che siccome lei non era accusata di averlo ucciso intenzionalmente, la famiglia non era direttamente danneggiata. L’unico che avrebbe potuto costituirsi parte civile era Manca, che era morto. Con questa motivazione siamo stati estromessi dal processo e non abbiamo mai potuto partecipare all’istruzione dibattimentale”;

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“Processo tutto da rifare. Cominceremo con una richiesta di apertura delle indagini e di riesumare il corpo di Attilio Manca”

A chi avete presentato le istanze?
Una miriade alla Procura di Viterbo. Quando sono venuti fuori i primi pentiti che hanno riferito un coinvolgimento della mafia, abbiamo ritenuto di rivolgerci alla Procura Distrettuale Antimafia a Roma, che prima ha totalmente ignorato le nostre istanze, poi ha aperto un fascicolo che però ha chiuso con un’archiviazione. Ci siamo rivolti anche alla Procura Nazionale Antimafia, ma anche lei non ha dato seguito. Si è limitata a trasmettere a sua volta la nostra istanza alla Procura di Roma che ha archiviato il tutto”;

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Quindi ora cosa farete?
Quindi ora si ricomincia da zero. Con un’istanza di apertura delle indagini a tutte le Procure a cui ci siamo rivolti prima. Quella di Viterbo, Procura distrettuale antimafia di Roma, Procura nazionale antimafia e anche alla Commissione parlamentare antimafia che potrebbe anche aprire un’inchiesta sull’inchiesta. Vogliamo la riesumazione del cadavere. Oggi la tecnologia ci consente di fare accertamenti che in passato era difficile fare. Quindi faremo un serio, approfondito e competente accertamento sulle cause della morte”.

Antonio Ingroia - Getty Images
Antonio Ingroia – Getty Images

Perché secondo lei la morte di Attilio Manca potrebbe essere collaterale alla trattativa Stato – Mafia?
Provenzano era il garante, sul versante mafioso, della tenuta dell’accordo di tregua tra Stato e mafia. Lui quindi era prezioso da libero e da sano. Uccidere Manca potrebbe essere servito a mantenere il segreto e quindi è morto nella maniera più silenziosa possibile: una morte “accidentale” per overdose”;

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