Torino, maestra d’asilo a iNews24: “Non riesco a trovare un lavoro a causa di quelle foto”

“Ho subito due violenze. Una dal mio ex, una dall'ambiente lavorativo. Nessuno mi restituirà mai questi tre anni. Nel frattempo la mia vita è cambiata, non è più quella di prima”. A parlare è la maestra d'asilo, costretta a dimettersi nel 2018 dalla direttrice dell'istituto dove lavorava, dopo che l'ex fidanzato aveva divulgato sulla chat del calcetto alcune immagini intime.

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Ho subito due violenze. Una dal mio ex, una dall’ambiente lavorativo. Nessuno mi restituirà mai questi tre anni. Nel frattempo la mia vita è cambiata, non è più quella di prima”. A parlare è la maestra d’asilo, costretta a dimettersi nel 2018 dalla direttrice dell’istituto dove lavorava, dopo che l’ex fidanzato aveva divulgato sulla chat del calcetto alcune immagini intime.

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Oggi, 19 febbraio, il tribunale di Torino ha emesso la sentenza di primo grado che ha condannato a un anno e un mese la direttrice per diffamazione e violenza privata e a un anno la madre di una bambina della scuola, accusata di aver diffuso un collage di foto private. È stato riconosciuto inoltre, un diritto al risarcimento da far valere in sede civile.

Violenza sulle donne

Secondo la Procura, la dirigente scolastica, dopo aver saputo delle immagini intime che aveva inviato all’ex fidanzato, avrebbe costretto l’insegnante a dimettersi. Quest’ultimo, le avrebbe mandate in una chat di cui faceva parte anche il padre di una bimba iscritta all’asilo, che a sua volta le avrebbe inviate alla moglie. Nel frattempo, l’ex ragazzo ha ottenuto la messa alla prova.

L’avvocato: “Accertata la nostra ricostruzione”

Una cosa del genere ti rimane, ti cambia la vita e questo è ciò che fa più male”, racconta l’insegnante. “Siamo soddisfatti, è stata accertata la nostra ricostruzione. Non è stato facile per nessuno, soprattutto all’inizio. La mia cliente è arrivata da me tre anni fa e si vergognava della vicenda. La notizia è giunta alla scuola tramite alcuni degli imputati che sono stati condannati e lei si sentiva in difetto. La sua più grande preoccupazione è sempre stata la scuola. Era al suo primo impiego ed era felice di lavorare con i bimbi, aveva paura di perdere il lavoro”, spiega l’avvocato Dario Cutaia, che insieme al collega Domenico Fragapane segue la giovane nella vicenda.

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Non bisogna aver paura, bisogna parlare in famiglia e denunciare – continua Cutaia – perché quella piccola comunità le ha messo addosso una lettera scarlatta. Lei è una ragazza bravissima e amata dai bambini e dai genitori ed è stata giudicata non per le sue capacità, ma per altro”. Ai microfoni di iNews24, l’avvocato Cutaia e la ragazza, che chiameremo Virginia, nome di fantasia.

Tribunale di Torino - Foto Wikipedia
Tribunale di Torino – Foto Wikipedia

Maestra d’asilo licenziata per foto intime: “Ho subito una doppia violenza”

Virginia, come sta in seguito a questa sentenza di primo grado?
Mi sento più leggera ma sono sicura che faranno ricorso, quindi non è ancora finita. Ho subito violenza due volte. Una da lui, che mi ha tradito in quel modo e un’altra al lavoro, che per me era casa. Cercavo un appoggio e mi sono state girate le spalle”;

Avvocato, è d’accordo?
La mia cliente ha subito una violenza esponenziale, altro che doppia. Perché nei fatti, lei oggi non sta lavorando, è stata devastata, pensava che fosse colpa sua, si vergognava. Non è facile. Le referenze in questo ambito servono. Quando è rimasta coinvolta in questa vicenda era al suo primo lavoro”;

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Virginia, com’è cambiata la sua vita da quando ha perso il lavoro?
Non riesco a trovare un lavoro dal 2018 ed è una cosa che mi pesa tantissimo, perché io ho venticinque anni. Quello che mi è successo mi sta impedendo di costruire la mia vita. Sono cambiata anche nei rapporti interpersonali, perché ho perso fiducia negli altri. In generale, tantissimi amici al momento del processo mi hanno voltato le spalle e oggi non mi hanno mandato un messaggio per sapere come fosse andata”;

Avvocato, la pm Chiara Canepa ha definito la vicenda che ha visto coinvolta la sua assistita, “una gogna scolastica”…
Sì in risposta alla “gogna mediatica” riferita dall’avvocato della difesa. Io, non a caso, ho parlato di lettera scarlatta perché – è emerso anche nel dibattimento – la direttrice ha detto: “Se io ti licenzio per queste cose, avrai un marchio, perché sarò costretta a menzionare le ragioni”. Ma non è scritto da nessuna parte che dovesse menzionare le ragioni del licenziamento. Evidentemente in quel momento è stato un modo per indurre (alle dimissioni ndr.). Tutte erano lì. Molte colleghe sono state in difficoltà per tutto il dibattimento. Tutta la comunità ha vissuto questo episodio in modo difficile. Quasi sicuramente faranno appello alla sentenza”;

Maestra d’asilo: “Non andrò via, costruirò qui il mio futuro”

Virginia, ha più rivisto il suo ex?
Un paio di volte per strada, ma ognuno di noi tira dritto. Non ha mai provato a chiedermi scusa. Nei suoi confronti provo indifferenza. Si è preso le sue responsabilità, le sta pagando. Quello che mi ha fatto più male sono le altre persone, perché ancora oggi pensano di aver ragione e mi screditano. Nonostante tutto, non hanno ancora capito quello che hanno fatto”;

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Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Tornare a insegnare, riuscire a ricostruirmi una vita e fidarmi di nuovo delle persone”;

Resterà in provincia di Torino o andrà via?
No, io vorrei, se possibile, restare qui. Ho avuto una proposta di lavoro a Roma, ma non voglio scappare a causa di questa cosa. Non sono io a dover andare via perché la gente è ignorante e giudica”;

Cosa direbbe alle altre donne che si sono trovate o si troveranno nella sua situazione?
Assolutamente di denunciare, anche se ti dicono di stare zitta. Ho denunciato nella stessa settimana in cui è successo perché dovevo fermare le foto che stavano girando in paese. I miei familiari all’inizio hanno reagito male, mi chiedevano perché l’avessi fatto. Ma sono stati i primi a prendere in mano la situazione e a darmi forza, dicendomi di stare tranquilla”.

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