“Italia come Codogno, chiudiamo tutto”: l’allarme del virologo Crisanti

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“Italia come Codogno”: il virologo Andrea Crisanti si allinea alla linea dura e chiede di chiudere tutto almeno per due settimane

Linea dura, anche in fretta. Dopo i pareri del Cts e del consigliere Walter Ricciardi, che di fatto hanno bloccato la riapertura degli impianti di sci, arriva anche quello del professor Andrea Crisanti. Il noto virologo, intervistato dal quotidiano ‘La Stampa’, pancia un nuovo allarme perché l’Italia rischia di essere di nuovo in ritardo e di nuovo travolta dalla terza ondata della pandemia.

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“Italia come Codogno, chiudiamo tutto”: l’allarme di Crisanti (Facebook)

Crisanti è chiaro: il governo Conte avrebbe dovuto adottare la linea rigida già a dicembre con una chiusura totale. Non è stato fatto e adesso l’Italia rischia grosso e per questo serve “un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele”. Secondi l’esperto, specialmente nelle zone in cui sono state rilevate le varianti sudafricana e brasiliana del virus, deve essere adottata la linea Codogno, quella delle serrate.

Le zone rosse, spiega Crisanti, si sono rivelate troppo morbide e inefficaci. Quindi cresce il rischio che le diverse varianti del Covid aumentino la circolazione del virus, senza la certezza che i vaccini riescano a combatterlo. “Le politiche adottate fin qui sono state sempre di rincorsa al virus, mentre è venuto il momento di anticiparlo”. Poi spiega di avere scoperto solo sabato che esistono le strutture con la primula per le vaccinazione, secondo lui solo uno spreco di soldi pubblici. Infine l’appello alla responsabilità: “Tutti vogliamo una vita normale, ma non si realizza se non si controlla la pandemia”.

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Variante Covid
Virus, nuova minaccia se non scatta il lockdown (Getty Images)

Le parole di Crisanti arrivano dopo quelle di Walter Ricciardi,consigliere scientifico del ministro della Salute,che ribadiva lo stesso concetto di lockdown totale partendo dalle scuole. Per il momento il nuovo governo Draghi, in attesa di entrare in servizio, si affida al riconfermato ministro della Saure, Roberto Speranza, confermato nel suo ruolo.

Ma allo stesso modo la pensa anche la Fondazione Gimbe, che dall’inizio della pandemia sta monitorando i casi di contagio e la loro diffusione in Italia. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, è a favore di un lockdown totale per 15 giorni, unico modo per abbassare la curva dei contagi.

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Lockdown Italia (Getty Images)

L’alternativa, che nessuno considera valida, è quella attuale. Chiusure e aperture continue, incertezza totale e poca possibilità di contenere il contagio. “L’obiettivo dovrebbe essere far circolare il virus meno possibile e non abbassare il carico sugli ospedali. Tutti i Paesi invece hanno scelto la seconda via”, conclude Cartabellotta.

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