Torino, morti due scialpinisti: uno era leggenda della montagna

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Torino, morti due scialpinisti sulle montagne della Valsusa: ‘Cala’ Cimenti, uno di loro, era vera leggenda della montagna

courmayeur morto snowboard
Morto snowboarder a Courmayeur (archivio Twitter)

Nuova tragedia della montagna sulle vette della Valsusa, in provincia di Torino. Sepolti molto probabilmente da una valanga, come hanno ipotizzato fin da subito gli esperto del soccorso alpino, sono morti Carlalberto ‘Cala’ Cimenti (vera leggende dell’alpinismo nostrano) e Patrick Negro, due scialpinisti molto esperti.

L’allarme era stato lanciato dai familiari di Cimenti, preoccupati per non averlo visto rientrare dopo la giornata passata con l’amico, altro sciatore esperto e che lavorava al Sestriere. Sapevano che nei loro programmi c’era quello di arrivare fino alla Valle Argentera, ma al confine tra i comuni di Cesana e Sauze di Cesana sono stati sorpresi dalla neve.

Sul posto è arrivata l’eliambulanza del 118 con un tecnico e l’unità cinofila da valanga calati nel punto del distacco. In poco tempo hanno individuato il segnale dell’Artva (l’Apparecchio per la Ricerca del Travolto da Valanga) che i due indossavano regolarmente.

Grazie alle sonde, i corpi dei due scialpinisti sono stati individuati. Erano sotto oltre 2 metri di neve, sepolti da una valanga scesa per almeno 200 metri. Per i soccorritori è stato solo possibile disseppellire i corpi e caricarli sul toboga per il successivo trasporto a valle.

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Cala Cimenti, un grande della montagna: due anni fa aveva salvato un amico sulle montagne del Pakistan

Carlalberto Cimenti, per tutti ‘Cala’, era uno dei nomi più noti in Italia nel mondo dell’alpinismo. Quarantacinque anni, ne avrebbe compiuti 46 domenica prossima, e sposato da due anni con una collega alpinista (Erika Siffredi), era esperto di scalate e di discese.

 

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Nel 2015, primo italiano nella storia, aveva ricevuto l’onorificenza Snowleopard, raggiungendo tutte e 5 le montagne più alte delle catene montuose del Pamir e del Tien Shan nell’ex Unione Sovietica, scendendo poi con gli sci. Ma due anni fa era anche riuscito a scalare un’altra vetta mitica come il Nanga Parbat, la nona vetta più alta del mondo.

Il suo nome è legato anche ad un’altra spedizione. Sempre nel 2019 insieme all’amico medico Francesco Cassardo era in Pakistan per accompagnarlo in una missione umanitaria. Alla fine dell’impegno avevano decido di scalare e discendere il Gasherbrun VII, ma durante la discesa Cassardo è caduto scivolando per centinaia di metri, procurandosi ferite in diverse parti del corpo.

(Instagram)

Cimenti lo aveva soccorso mettendolo in sicurezza con una corda, poi aveva dato l’allarme ed era tornato al campo base per prendere sacchi a pelo e cibo, tornando da lui. Per tutta la notte lo aveva assistito aspettando i soccorsi che poi erano arrivati. Il medico era poi stato poi rimpatriato dopo diversi giorni di appelli e problemi burocratiche con il governo pakistano e la disavventura aveva scritto un lieto fine.

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