Prof. Bassetti a iNews24: “Vaccino russo funziona, sbagliato non crederci prima. Le minacce? Solidarietà solo dal centrodestra”

Covid Bassetti
Matteo Bassetti (da Facebook)

Il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto di Malattie Infettive al San Martino di Genova, dopo le minacce ricevute sui social dagli antivaccinisti, da ieri è sottoposto alla vigilanza attiva, ovvero una maggiore attenzione da parte della Digos rispetto ai luoghi più frequentati dal primario genovese: “Responsabilità anche di una certa parte politica che è stata vicina ai NoVax”.  Nessun allarmismo invece per l’attuale situazione epidemiologica nel nostro Paese: “Per quel che riguarda i contagi siamo in una fase di stallo discendente”

 

“Ti bruciamo vivo, ti appendiamo a testa in giù, ringrazia il cielo che sei ancora vivo…”. Sono solo alcune delle minacce ricevute sui social dopo la sua partecipazione ad un programma televisivo. Professore, innanzitutto come sta?

“Bene, anche se devo ammettere di essermi un po’ spaventato. Che devo dirle, io sono un medico, non un politico, e non avevo mai messo in conto nella mia vita che avrei potuto ricevere minacce di morte per il mio lavoro”

Ma per quale motivo ha ricevuto queste assurde minacce?

“Per il mio impegno e la mia esposizione mediatica sul tema dei vaccini. So che è incredibile, ma anche questa situazione politica di stallo non ha aiutato; i continui alti e bassi, le incertezze nella gestione della pandemia e nella campagna vaccinale hanno creato nell’opinione pubblica un sentimento di sfiducia nel sistema, ed ecco come noi medici ci ritroviamo all’improvviso ad essere un po’ più soli in questa battaglia. D’altronde per questi esaltati è più facile attaccare direttamente un medico piuttosto che le istituzioni”

Come se ne esce da questa situazione?

“Tutta la politica deve prendere una posizione chiara e netta contro i NoVax, e lo dico perché in passato c’è stata invece, da parte di alcune forze politiche, un certo tipo di vicinanza con questi facinorosi. Adesso basta, tutto l’arco costituzionale deve dire chiaramente che chi è contro i vaccini, è contro la scienza, la medicina, il progresso e contro l’Italia”

Si sta per caso riferendo ad una precisa parte politica, magari che faceva parte del governo uscente?

“Facciamo che questo l’ha detto lei, non io “

Le istituzioni le hanno dimostrato una qualche forma di vicinanza per l’accaduto?

“Ho ricevuto molti attestati di stima, sia a livello regionale che nazionale, anche se purtroppo devo rilevare che questa solidarietà è arrivata solo da una parte politica ben precisa, mentre almeno in questo caso mi sarei aspettato una vicinanza bipartisan. Purtroppo cosi non è stato così e, a parte il viceministro Sileri, a farsi sentire sono stati  unicamente gli esponenti del centrodestra 

L’analisi della situazione epidemiologica nel Paese 

Matteo Bassetti
Matteo Bassetti (photo screenshot da Instagram)

Tornando all’emergenza sanitaria, i dati di ieri registrano 9.660 nuovi contagi e 499 morti nelle ultime 24 ore, lei come fotografa questo momento?

“È la percentuale più bassa mai riscontrata fino ad oggi. Non dobbiamo guardare tanto il numero dei casi, che comunque rimane sotto i diecimila, quanto la percentuale del rapporto tamponi/positivi che è scesa intorno al 4%. Siamo in una situazione che definirei di “stallo discendente”. Riguardo al numero dei morti, ancora elevato purtroppo, bisogna però considerare che nei giorni feriali spesso vengono contati anche i decessi avvenuti nei giorni precedenti. Diciamo che se la curva continuerà a scendere, nel giro di qualche settimana vedremo ridotto anche il dato relativo ai decessi”

In Italia siamo arrivati sopra le due milioni di somministrazioni (779.000 già immunizzati- ndr), ma a che punto siamo veramente nella corsa verso l’immunità di gregge?

“Siamo a due milioni di somministrazioni che riguardano per il 90% operatori sanitari e per un 10% i residenti delle Rsa. È evidente che siamo ancora molto lontani dal poter pensare ad una sorta di immunità. Ciò che invece possiamo fare, è cercare di raggiungere prima un’immunità di gregge nelle popolazioni target, per esempio negli ultraottantenni entro marzo. È una guerra contro il tempo ed è ovvio prima ci arriveremo e meglio sarà”

Serve un‘accelerata dunque nella campagna vaccinale?

“Dobbiamo procedere ancora più speditamente, individuando anche quelle che possono essere  le strutture più idonee per la somministrazione, senza lasciare nulla di intentato. Che siano ospedali, caserme, studi medici, fiere, farmacie, lasciamo spazio anche all’inventiva italiana, l’importante è vaccinare in sicurezza”

AstraZeneca, Sputnik V e gli altri vaccini

Vaccino Covid
Vaccino Covid (Getty)

AIFA ha corretto la prima raccomandazione sul vaccino AstraZeneca, definendolo consigliabile sotto i 55 anni, ma anche utilizzabile sugli over 55 senza fattori rischio e in buona salute, lei che ne pensa?

“La prima raccomandazione di Aifa, oltre ad essere difficilmente comprensibile, andava contro le indicazioni dell’Ema, e rischiava di essere castrante per nostra campagna vaccinale. Tutti vorremmo avere le dosi di Pfizer e Moderna, ma non è sempre possibile, perché hanno una catena del freddo molto difficile da mantenere. Il vaccino di AstraZeneca invece può essere uno strumento fondamentale sul territorio, proprio perché può esser conservato in frigorifero”

In questi giorni si parla molto anche del vaccino russo, Sputnik V, che sembrerebbe aver superato le critiche e le perplessità iniziali della comunità scientifica…

“Questo è un vaccino che registra il 92% di efficacia, è stato sbagliato non crederci prima. Ora dobbiamo essere bravi noi italiani a creare un link con la Russia. Mosca è già disponibile a darci i vaccini, ne hanno 50 milioni pronti, ma bisogna che il dossier per l’approvazione arrivi il prima possibile sul tavolo dell’Ema. Sarò anche machiavellico su questo tema, ma il fine giustifica i mezzi, e noi dobbiamo avere più vaccini possibili per poter arrivare entro ottobre alla soglia stabilita per raggiungere l’immunità di gregge”

Come giudica il ritardo di Aifa nell’approvazione della cura attraverso gli anticorpi monoclonali?

“Quella degli anticorpi monoclonali è stata un’opportunità che l’Italia non ha saputo cogliere, dal momento che era stato proposto, non più di tre mesi fa, di avere  diecimila dosi gratuite. Aifa allora disse di no, quindi ora dobbiamo essere bravi ad approvarli rapidamente e renderli disponibili con un programma di accesso allargato per i pazienti. Si tratta di una terapia complementare rispetto alle altre che già abbiamo, non sarà la soluzione a tutti i mali, ma può darci una grossa mano”