Navigator, Diomedi (presidente Anna) a iNews24: “Il nostro ruolo è anche sociale”

“Non siamo stati un fallimento”, dice Matteo Diomedi, economista, consulente di professione e presidente dell'Associazione Nazionale Navigator.

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Non siamo stati un fallimento”, dice Matteo Diomedi, economista, consulente di professione e presidente dell’Associazione Nazionale Navigator (Anna) ai microfoni di iNews24.it. “Grazie a noi, tantissime persone non solo hanno trovato un lavoro, ma sono anche state reinserite, non avendo più timore di essere considerate diverse per la loro posizione economica e sociale. Alcune di loro, come Maria, mi scrivono su Whatsapp per chiedermi consigli o aggiornarmi in merito alle esperienze lavorative”.

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Dietro la figura dei navigator, spesso considerati “fannulloni”, come racconta Diomedi, c’è un altro mondo, fatto di competenza e risultati. Sono tutte e tutti laureati e specializzati e tutti hanno superato una selezione pubblica e trasparente per diventare navigator. Adesso, il 30 aprile, in tremila rischiano di perdere il lavoro perché scadrà il contratto sottoscritto con ANPAL nel 2019.

Matteo Diomedi - Associazione Nazionale Navigator (Anna)
Matteo Diomedi – Associazione Nazionale Navigator (Anna)

Navigator: la storia dal 2019 ad oggi

Guardando il tempo trascorso, e considerando la pandemia da Covid-19, non avete avuto molto tempo per entrare a regime.
A luglio 2019 abbiamo sottoscritto il contratto. Ad agosto abbiamo fatto la formazione, che consisteva in due grandi incontri in presenza e gli altri in e-learning. Con le competenze acquisite, a settembre siamo entrati nei centri per l’impiego per assistere gli operatori. Ogni regione poi, si è organizzata autonomamente, alcune con qualche ritardo per adeguare le piattaforme informatiche”;

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Poi è arrivata la pandemia da Covid-19.
Quando abbiamo iniziato ad entrare a regime, è arrivato il lockdown, abbiamo dovuto riorganizzarci velocemente e da remoto, con tutti i limiti di un servizio che nella normalità prevede una relazione con gli utenti. Questi ultimi, spesso sono esclusi dall’uso della tecnologia. Non hanno gli strumenti o le capacità per utilizzare la Rete”;

“Non siamo un centro per l’impiego, noi aiutiamo le persone a reinserirsi”

Può spiegare perché il ruolo dei navigator, secondo voi, è necessario?
La situazione nella maggior parte dei centri per l’impiego in Italia è quella che hanno dipinto nei giorni scorsi gli assessori al lavoro della Puglia e della Sicilia, che hanno chiesto una continuità lavorativa dei navigator. In molti casi il servizio del reddito di cittadinanza, è stato affidato completamente a noi. Ciò significa che non sono nella condizione di poter erogare i livelli essenziali delle prestazioni per quel target specifico. Inoltre, i cittadini più fragili sono stati fortunati perché grazie ai navigator hanno ricevuto un reinserimento sociale prima che lavorativo. Il motivo per cui siamo importanti è che fino ad oggi, in alcuni casi sono mancate le competenze di base per fare un orientamento al lavoro, alla formazione vera e propria. Noi spieghiamo alle persone l’importanza del processo, come ottenere il diploma per avere accesso a maggiori opportunità lavorative, ad esempio”;

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“Chiediamo lungimiranza nella collaborazione e assistenza”

Cosa chiedete come Associazione?
Di avere lungimiranza nella collaborazione e assistenza che è necessaria soprattutto in questa fase di pandemia, nella quale i concorsi sono bloccati. I risultati di una misura richiedono tempo. Nel breve periodo ci aspettiamo una proroga dei nostri contratti con un orizzonte temporale di almeno un anno come risposta e risultato del nostro valore aggiunto. In prospettiva vogliamo essere protagonisti della riforma delle politiche attive a cui il Governo sta lavorando. Perdere il capitale umano che rappresentiamo sarebbe profondamente sbagliato”;

Secondo lei c’è confusione sulla funzione dei navigator?
C’è un’asimmetria informativa. Tra noi ci sono persone specializzate e i cittadini hanno a disposizione, gratuitamente, un alto livello di competenza offerto dalla struttura pubblica. È la prima volta che un servizio multidisciplinare di questo tipo viene offerto dallo Stato. Di base quando un servizio è rivoluzionario, non è sempre ben visto da una parte degli interlocutori”;

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“Chi si è rivolto a noi ci ringrazia e ci teniamo in contatto”

Qual è invece, il riscontro delle persone che con il vostro aiuto hanno trovato un lavoro e si sono reinserite nella società?
Gli unici che hanno capito l’importanza dei navigator sono le persone che hanno ricevuto i nostri servizi. Io e i miei colleghi possiamo raccontare di messaggi di auguri ricevuti a Natale, di ringraziamento in generale. Mi viene in mente Laura, che ha potuto aggiornare il suo curriculum con un’esperienza lavorativa, o un altro ragazzo che ha trovato un impiego in un’altra regione perché ha capito che trovare un mestiere dipende anche dalla sua disponibilità a muoversi”;

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Lei ha detto che il vostro ruolo è anche sociale. Perché?
Immaginate di essere poveri. Fino all’altro ieri vi sareste vergognati perché per la società era colpa vostra. Da aprile 2019 invece, la società ha ammesso parte delle sue colpe. Cioè se siete poveri, un po’ è colpa vostra, un po’ della società. Si comincia ad accettare che la povertà è l’effetto del vostro disagio, non la causa. Nessuno si deve più vergognare e c’è una rivoluzione in atto. Tra l’altro, i beneficiari del reddito di cittadinanza hanno capito che non è elemosina. Si danno da fare perché sanno che la società si aspetta tante cose da loro. Sanno che devono impegnarsi”;

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Una volta per tutte: cosa fa un navigator?
I nostri curriculum sono pubblicati sul sito della nostra azienda, e i miei colleghi sono psicologi, professori di diritto, case manager per le agenzie per il lavoro, ex lavoratori pubblici. Di base siamo tutti competenti e spesso non viene fuori la complessità del nostro ruolo. Siamo inseriti in tutta la rete complessa del mercato del lavoro e ci interfacciamo con gli italiani poveri. Siamo un supporto ai centri per l’impiego e il nostro scopo è valorizzare le risorse della società, cioè le persone. Per farlo, c’è bisogno di figure altamente specializzate. La nostra associazione è nata proprio con la voglia di invertire la narrazione mediatica che da un anno e mezzo è stata portata avanti in maniera poco trasparente. Sia sulla misura del reddito di cittadinanza, sia sulla nostra figura. Ho letto e sentito di tutto, da dubbi su cosa facciamo, passando per le nostre qualificazioni. Sarebbe corretto raccontare meglio in maniera veritiera e corretta quello che facciamo e chi siamo”.

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