Fratoianni (LeU) a iNews24: “Lavoriamo per rafforzare il governo. Patrimoniale, la partita non è ancora chiusa”

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Nicola Fratoianni (da Facebook)

Il deputato di Leu e portavoce nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, non nasconde qualche preoccupazione in previsione del voto di mercoledì sulla relazione di Bonafede in parlamento: “Il voto contrario annunciato da Italia Viva sembra più un posizionamento politico a priori” . Nessun dubbio invece sulla centralità del premier Conte nello scacchiere di governo: “Giudizio positivo, è l’unico in grado di fare sintesi tra M5s, Pd e Leu”

 

Nonostante la fiducia incassata pochi giorni fa al Senato, possiamo dire che i numeri raccolti dalla maggioranza non sono sufficienti per  consentire una navigazione tranquilla soprattutto di questi tempi?

“Partiamo da un dato: la maggioranza c’è, seppur fragile, soprattutto al Senato. Ora dobbiamo lavorare per rafforzare la squadra di governo e dobbiamo farlo, sia numericamente che politicamente, sulla base di un confronto trasparente con il parlamento, attorno a quei provvedimenti che sono al centro degli interessi del Paese e che nelle prossime settimane saranno all’ordine del giorno della discussione pubblica”

Il voto sulla relazione di Bonafede

Sfiducia Bonafede
Alfonso Bonafede (photo Gettyimages)

Già mercoledì prossimo si voterà in parlamento la relazione sulla Giustizia presentata dal Guardasigilli Bonafede e già in quell’appuntamento la maggioranza rischia di andare sotto.  Anzi, i numeri nelle commissioni ci dicono che, almeno in partenza, il governo è in svantaggio.

“Già se ne sta discutendo molto, proprio per questo mi auguro che il dialogo avviato in questi giorni porti ad un avanzamento in questo senso. Mi pare evidente che dovremo comunque aspettare il dato parlamentare; ci sarà una votazione e vedremo come andrà”   

Matteo Renzi e Italia Viva in compenso hanno già dichiarato che voteranno “no”.

“Non nego che anche all’interno della maggioranza ci siano delle differenze significative rispetto alla giustizia e ad altre questioni su cui ancora si sta discutendo, ma questo  ritengo sia legittimo ed è un confronto che non riguarda solo Italia Viva.  Quello di annunciare il voto contrario, ancor prima di aver ascoltato cosa abbia da dire il ministro Bonafede in aula, è una scelta che sembra avere a che fare più con un posizionamento politico a priori. Non voglio definirlo un pregiudizio personale, ma mi pare chiaro che si tratti di una scelta preventiva”

I centristi e la fuga dal centrodestra

Caso Gregoretti Salvini
Meloni e Salvini (Getty Images)

In questa fase politica, i centristi sono tornati ad aver un ruolo importante nello scacchiere politico nazionale. Forse in questo momento sono più attratti dalla coalizione di centrosinistra che da quella di centro destra?

“Partiamo da un dato: in Italia il centrodestra ha subito negli ultimi anni uno spostamento a destra in senso spiccatamente nazionalista e sovranista. Proprio questa traiettoria, imposta dagli amici italiani di Trump e Putin, ha prodotto un’inevitabile sofferenza soprattutto in alcuni settori storicamente più moderati del centrodestra. Vedremo cosa accadrà, quel che è certo è che la trazione leghista e meloniana del centrodestra continua pericolosamente a sbandare verso questo tipo di posizioni”

Da parte sua però, non teme uno spostamento “al centro” degli obiettivi di governo?

“Più che uno sguardo “geografico” di tipo politico, preferisco concentrarmi con uno sguardo che metta al centro il merito delle questioni. Aspettiamo prima di vedere se la maggioranza cambierà, come si rafforzerà e quanto la nuova organizzazione interna interverrà sui contenuti e sulle priorità del governo”

Nessuna preclusione verso i probabili nuovi innesti centristi dunque?

“Abbiamo già dimostrato per un anno e mezzo di poter far parte di un governo in cui c’era dentro anche Renzi, ossia l’attore principale dell’approvazione del Job’s Act, della tentata riforma costituzionale e del “Rosatellum”… insomma non proprio una cultura politica vicina alla mia”

Come è possibile che Conte sia diventato un perno attorno a cui stringere l’alleanza di governo anche a sinistra?

“Il presidente Conte è la figura che più di ogni altro è stato in grado di fare una sintesi attorno al corpo principale dell’alleanza tra il Pd, il M5s e LeU. Se a questo aggiungiamo che, quando era ancora all’inizio di questa esperienza di governo, ha dovuto anche fin da subito misurarsi con la tragedia della pandemia, credo che il giudizio sul lavoro svolto dal premier sia assolutamente positivo”

La patrimoniale rimane un obiettivo

Nicola Fratoianni (Facebook)

La proposta sua e di Orfini, di istituire un contributo di solidarietà su base patrimoniale, non ha riscosso un gran successo nemmeno tra le forze parlamentari che compongono l’attuale maggioranza. Quali sono secondo lei i margini per ottenere dei risultati “a sinistra” nella compagine di governo?

“Innanzitutto, per quanto mi riguarda, la partita sulla patrimoniale non è assolutamente chiusa. Intendo continuare a portare  avanti la questione con tutti gli strumenti parlamentari a disposizione, compresa la presentazione di una vera e propria legge parlamentare, magari supportata da una campagna di comunicazione che sono certo, riscuoterebbe nel Paese un consenso molto più largo rispetto alla discussione politica che troppo spesso, in modo superficiale si ferma agli slogan. Ma ci  sono molte altre questioni  sulle quali possiamo ottenere risultati importanti: dalla tutela del lavoro, alla rappresentanza sindacale fino alla battaglia sul salario minimo. In questo senso, la scelta di istituire e prorogare il blocco dei licenziamenti è andata nella direzione giusta, ora però dovremo essere in grado di individuare anche delle soluzioni alternative per quella che rischia di diventare una vera e propria  ecatombe occupazionale”

Ieri si sono celebrati i 100 anni dalla fondazione del Partito Comunista Italiano, Aldo Cazzullo proprio oggi sul Corriere scrive che in realtà  non ci sarebbe niente da festeggiare. Lei è d’accordo?

La storia del PCI fa parte della storia di questo Paese. È una storia di cui oggi abbiamo ancora molto bisogno, che va guardata senza tentazioni agiografiche o riflessi apologetici, ma che deve mostrare come le ragioni che hanno mosso quella fondazione  ormai cent’anni fa, sono in gran parte valide ancora oggi e quei problemi, purtroppo, ancora irrisolti”

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