Causin (ex FI) a iNews24: “Disagio per un centrodestra a trazione fascio-leghista, scelgo Conte”

Andrea Causin (twitter)

Il senatore ex Forza Italia, Andrea Causin, spiega le motivazioni che l’hanno spinto ad appoggiare il governo Conte, votando contro il proprio gruppo parlamentare: “Instabilità istituzionale in questo momento è la peggior medicina”. L’ex forzista si dice anche pronto a lavorare per ampliare i numeri della maggioranza ed arrivare ad un patto di legislatura: “Verificheremo se ci sono altri parlamentari disponibili, l’area di disagio in FI è grandissima”

 

Dopo la fumata bianca per la fiducia ottenuta dal governo e in seguito al voto in contrasto con le indicazioni del gruppo parlamentare di appartenenza, il cellulare del senatore Causin, come lui stesso ammette, difficilmente deve aver vissuto momenti cosi impegnativi come oggi.

 “Sono un uomo abituato alla vita tranquilla io, eppure mi trovo mio malgrado al centro dell’attenzione”

Beh, possiamo dire che almeno oggi era prevedibile.

“Probabilmente si”

Lo strappo con il centrodestra a trazione “fascio-leghista”

Caso Gregoretti Salvini
Meloni e Salvini (Getty Images)

Votando la fiducia al Governo Conte, ha scelto di essere uno dei costruttori invocati dal presidente del Consiglio, perché l’ha fatto?

“È molto semplice, in questo momento il Paese vive la crisi sanitaria ed economica più grave della storia della Repubblica e proprio l’instabilità istituzionale è la peggior medicina in questi casi. Ecco perché mi son sentito in dovere di raccogliere gli appelli sia del presidente della Repubblica che quelli del premier. Il discorso del presidente del Consiglio apre le porte ad una stagione politica nuova, che ha l’obiettivo di dare un nuovo senso e significato alla presenza delle famiglie politiche europeiste in Italia, oggi purtroppo costrette in coalizioni nelle quali difficilmente riescono a convivere”

Nel caso in cui il governo non avesse ottenuto la maggioranza però, le elezioni anticipate, almeno secondo tutti i sondaggi, avrebbero consegnato il Paese alla coalizione di centrodestra della quale fino a ieri faceva parte… cosa non le quadrava in questo scenario?

“Ma lei si immagina una campagna elettorale di questi tempi, in piena pandemia, dove l’argomento principale della disputa sarebbe stato quello di addossarsi reciprocamente la responsabilità del numero dei morti o delle aziende chiuse? Le sembrerebbe davvero un servizio al paese? C’è il Recovery Plan da attuare, da decidere sulle misure di scostamento, sui ristori e la politica non può assolutamente permettersi di giocare mentre il Paese muore”

Ma davvero nel partito nessuno era a conoscenza della sua scelta?

“Qualcuno aveva qualche sentore. Mi definisco una persona libera, non ho mai fatto mistero del mio disagio rispetto ad un centrodestra che in questi mesi è diventato sempre più a trazione “fascio-leghista”, soprattutto per certi toni utilizzati dalla leader di Fratelli d’Italia. Probabilmente nessuno dei miei colleghi aveva compreso che tutto ciò sarebbe sfociato in una scelta individuale di dovere civico.

 Da Forza Italia però non l’hanno presa bene.

Non è stato facile, è stata una decisione costosa e dolorosa anche sul piano umano e personale. Non potevo fare altrimenti e ho avuto l’approvazione fondamentale della mia famiglia, con cui mi sono molto confrontato”

La fronda interna a Forza Italia e il disagio nel partito

Processo Ruby Ter
Berlusconi e Gelmini (getty)

Ieri lei e la senatrice Rossi, il giorno prima la Polverini alla Camera, esiste un certo disagio diffuso in FI per il posizionamento del partito, troppo schiacciato a destra rispetto alla sua storia e alla sua natura liberale?

“Le rispondo con una frase di Manzoni: “Chi non ha coraggio non se lo può dare”.  L’area di disagio all’interno di Forza Italia è grandissima, non le starò a dire il nome di tutti i senatori che mi hanno chiamato per dimostrarmi la loro vicinanza e dicendomi che anche loro avrebbero voluto farlo. Io ho fatto questa scelta, pur sapendo che tra macchine del fango e “trash-web”, le accuse contro di me si sarebbero sprecate. C’è chi invece di fronte ad un rischio del genere sceglie di evitare strappi, io però non mi faccio condizionare da queste paure, altrimenti non farei politica”

A proposito di accuse, lei ha dichiarato di esser stato contattato direttamente dal Presidente Conte… le ha promesso qualcosa, qualche incarico di governo in cambio del suo appoggio?

“(ride- ndr) L’unica cosa che ho fatto, e non ho problemi ad ammetterlo, è stato quello di poter verificare la reale situazione politica in cui si trovava la maggioranza. Ho potuto farlo, grazie a rapporti di lunga data con esponenti del PD e questo mi ha aiutato, perché mi ha permesso di fare una scelta basata su un documento politico, che poi era la mozione di fiducia del governo Conte. Non c’è nessun rimpasto all’orizzonte, nessun mercato dei ministeri e anzi, viste le mie umili origini mi ritengo già fortunato ad essere un senatore della Repubblica. Quando il Paese chiama, io rispondo e mi metto al servizio”

La chiamata di Conte e il patto di legislatura

Crisi di Governo
Giuseppe Conte (@GettyImages)

Quanto ha influito il fatto che il Premier l’abbia cercata direttamente?

“Ha certamente inciso e mi ha molto rassicurato. Mi è piaciuto anche umanamente, è una persona perbene, che non scappa di fronte la gravità del momento”

Il governo che da ieri anche lei sostiene, quanto può andare avanti con questi numeri?

“Quota 161 è ancora distante, è ovvio che con questi numeri non possiamo affrontare le sfide che ci attendono. Dovremo verificare nei prossimi giorni se ci sono altri parlamentari disposti a partecipare ad un patto di legislatura fino al 2023, per proseguire la lotta contro la pandemia e porre un freno alla crisi economica. Staremo a vedere, come ho già detto però, sono molti i colleghi, non solo dentro Forza Italia, che  vorrebbero esprimere un sostegno a questo tipo di percorso politico”