Bologna, i ristoranti contro il Governo: si procede per vie legali

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A Bologna il comitato “Tutela Ristoranti” ha riunito 140 locari, pronti a portare il Governo davanti al giudice, a causa delle restrizioni anti-Covid.

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L’associazione bolognese contro le restrizioni anti-Covid (WebSource)

I ristoratori di Bologna non ci stanno più e sono pronti a procedere per vie legali contro il Governo. Infatti i ristoratori bolognesi hanno riunito un comitato chiamato “Tutela Ristoranti“, che comprende 140 locali, colpiti dalle restrizioni anti-Covid, pronti a scommettere sul dettato costituzionale. Inoltre i ristoratori non promettono nessuna apertura selvaggia, nè manifestazioni, ma sono pronti a ricorrere direttamente al Tar del Lazio.

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Una scelta diversa quella dei ristoratori rispetto ai disobbedienti. Infatti proprio quest ultimo gruppo ha deciso di far partire l’iniziativa “Io Apro“. Ma come spiega il presidente del comitato “Tutela Ristoranti”, Riccardo Bolini, si è deciso di preferire la via del diritto. Per i ristoratori bolognesi, infatti, l’asporto non è altro che una falsa soluzione. Infatti come afferma Bolini: “Un ristorante non è un bar o una rosticceria ed eroga la propria prestazione al tavolo“. Per questo motivo si chiede al Governo di lavorare sia a pranzo che a cena, visto che sono le principali fonti di guadagno.

Bologna, il comitato contro il Governo: “Tutela Ristoranti” pronto a diventare associazione

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La nota del comitato bolognese sulle misure anti-Covid (Getty Images)

Il comitato bolognese, infatti, è sicuro di come i ristoranti non siano luogo di contagio. Per questo motivo si chiede al Governo la libertà di lavorare, ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza. Infatti la scelta dei vertici del Governo è quella di chiudere i ristoranti solamente per evitare gli assembramenti. Per questo motivo “Tutela Ristoranti” chiede di intensificare i controlli, piuttosto che chiudere i ristoranti.

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A rappresentare legalmente il comitato ci sta pensando l’avvocato Massimo Bacillieri, pronto a presentare un ricorso anti-Dpcm. Il testo si basa su tre fondamenta: il primo rappresentato dalla discriminazione dei ristoranti rispetto ad altre categorie. Il secondo, invece, sono le discriminazioni interne causate dai ristori. Mentre invece le terze sono proprio i ristori, definiti come insignificanti.

Proprio Bacillieri ha concluso il suo intervento affermando che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Per questo non trova giusto che i ristoranti, seppur abbiano fatto investimenti per adattarsi alle norme anti-Covid, debbano comunque rimanere chiusi. Proprio per la lotta in questione, conclude l’avvocato, in futuro il comitato potrebbe diventare associazione.

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