Prescritto il reato di omicidio colposo per tutti gli imputati del processo per la strage di Viareggio, in seguito all’annullamento dell’aggravante relativa alla violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. A deciderlo, poche ore fa, la Quarta sezione della Corte di Cassazione, che si è pronunciata sul disastro ferroviario avvenuto il 29 giugno 2009, provocando 32 morti. Per Mauro Moretti, ex ad di Fs ed Rfi e Michele Mario Elia, ex ad di Rfi, ci sarà un processo bis alla Corte d’Appello di Firenze per rivalutare i profili di responsabilità. Come spiega Tiziano Nicoletti, legale di alcuni familiari delle vittime, l’unico reato che rimane in piedi, secondo la Suprema Corte, è il disastro ferroviario.
LEGGI ANCHE: Strage di Viareggio, Marco Piagentini ad iNews24: “La richiesta della Cassazione è allucinante”
Tiziano Nicoletti, avvocato dei familiari delle vittime: “Sentenza lascia perplessi”
“Dal punto di vista tecnico, lascia perplessi che dopo che due giudici, del Tribunale di Lucca e della Corte d’Appello di Firenze, hanno riconosciuto la sussistenza dell’aggravante della violazione delle norme di sicurezza sul luogo di lavoro – spiega l’avvocato Nicoletti – la Cassazione abbia smentito due gradi di giudizio. Di fatto, questa cosa è anche grave e comporta la prescrizione del reato di omicidio colposo. In questi anni sono andati prescritti tre reati: l’incendio colposo, le lesioni colpose e l’omicidio colposo. L’attenzione sulla prescrizione va valutata attentamente”.
Nicoletti continuerà a stare accanto ai familiari: “Affronteremo con serenità il prossimo grado davanti alla Corte di Appello di Firenze e finché non sarà detta la parola fine, sosterremo le nostre ragioni”.

Daniela Rombi, madre di Emanuela, vittima della strage: “Sentenza vergognosa”
A pochi minuti dalla sentenza, Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, una delle 32 vittime della strage di Viareggio, era disperata: “Ditemi che non è vero”, ha urlato, mentre i familiari delle vittime attendevano la sentenza in diretta online. È la vicepresidente de Il Mondo che Vorrei Onlus Viareggio, l’associazione presieduta anche da Marco Piagentini, un sopravvissuto alla strage.

Daniela, cosa pensa della sentenza?
“È vergognosa, perché c’erano due sentenze che parlavano molto chiaramente. Noi ci saremo alla Corte d’Appello di Firenze, con tutte le nostre forze, come abbiamo sempre fatto in questi undici anni e mezzo. Mi dispiace per i cittadini, per gli operai, che purtroppo continueranno a morire sui binari e per i binari, perché la Cassazione oggi ha perso l’occasione di salvare delle vite e il sistema continuerà ad andare come è sempre andato. Li avranno tutti sulla coscienza”;
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: Voragine all’Ospedale del Mare, l’opinione di un tecnico: “Mancano coperture delle tubazioni”
Si sta riferendo al non riconoscimento dell’aggravante della violazione delle norme di sicurezza sul lavoro?
“Certo, perché è fondamentale per obbligare gli amministratori delegati a lavorare bene e a tutelare anche la salute e la vita dei propri dipendenti. La realtà oggi ha superato la fantasia, ma ci ha dato una nuova spinta per continuare a combattere. La nostra battaglia è soprattutto di civiltà e di dignità, perché noi continuiamo ad andare a testa alta. Oggi hanno creato a me e a mio marito lo stesso dolore del giorno in cui ci dissero che Emanuela era morta, dopo 42 giorni di agonia perché bruciata al 98%”;

Ci racconta di Emanuela?
“Mia figlia era una giovane donna di ventun’anni, con tanta voglia di vivere, come tutti i suoi coetanei. Viveva con me e mio marito, eravamo una famiglia molto tranquilla. Quel 29 giugno 2009, Emanuela era a casa di Sara, sua collega (avevano fondato un’agenzia immobiliare ndr). Aveva dormito lì perché dovevano andare a lavorare presto la mattina successiva. E così si è trovata vittima del disastro ferroviario. È stata in coma per 42 giorni, fino a che non è morta per un comunissimo batterio che è nelle sale operatorie, perché non aveva la pelle che la proteggesse”.