Firenze, valigia con resti umani: arrestata la fidanzata del figlio della coppia

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Firenze, valigia con resti umani: arrestata la fidanzata del figlio della coppia di albanesi uccisi. La donna è accusata di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere

Polizia
Firenze, resti umani in una valigia: arrestata la fidanzata del figlio della coppia di albanesi (Foto: Pixabay)

E’ arrivata una svolta nelle indagini riguardanti uno dei fatti di cronaca più discussi dell’ultimo periodo. In riferimento al duplice omicidio della coppia di cittadini albanesi, ritrovati chiuse all’interno di quattro valige a Firenze, è stata fermata l’ex fidanzata del figlio. L’episodio risalente al 2015 ha visto la morte di Sheptim e Teuta Pashon, brutalmente fatti a pezzi e nascosti per diverso tempo. La responsabile sarebbe secondo le forze dell’ordine Elona Kalesha, 36enne albanese anche lei, che all’epoca dei fatti era la convivente del figlio della coppia.

Secondo il decreto di fermo emanato dal Pm Ornella Galeotti, la donna è ora accusata di omicidio, occultamento e vilipendio di cadavere di entrambi i coniugi. La 36enne è stata intercettata a Firenze e arrestata dagli agenti dell’Arma. Una volta trasportata in caserma si è avvalsa della facoltà di non rispondere ai pm ed è stata trasferita in carcere.

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Firenze, valigia con resti umani: la ricostruzione della vicenda

Indagini Carabinieri
Firenze, valigia con resti umani: arrestata la fidanzata del figlio della coppia (Foto: Getty)

La storia risale per l’esattezza al novembre del 2015, quando una coppia di albanesi, residente a Firenze, scomparve nel nulla. Elona Kalesha conviveva all’epoca con il loro figlio Taulant Pasho (poi diventato Cela per far perdere le proprie tracce alla giustizia).

L’uomo aveva avuto dei guai con la giustizia ed era uscito dal carcere di Sollicciano proprio il giorno della sparizione dei suoi genitori.

Il 33enne era stato nuovamente arrestato nel giugno del 2016, per reati di droga. Venne trovato infatti con 6 chili di marijuana nascosti nel garage della sua abitazione in via del Pantano. Qualche mese dopo era però fuggito dai domiciliari, facendo perdere le proprie tracce, cambiando appunto anche il cognome per agevolare la fuga. Gli inquirenti hanno poi scoperto la sua presenza in un carcere in Svizzera, dove era finito per un furto con scasso.

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