Ponte Morandi, la perizia è un atto d’accusa: “Mancati controlli”

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Ponte Morandi, l’ultima perizia sul crollo del 14 agosto 2018 punta il dito sui gestori dell’autostrada. Il disastro poteva essere evitato

Ponte Morandi, i risultati della perizia (Getty Images)

Nessuna tragica fatalità e nemmeno un concorso esterno. A 26 mesi dal crollo del Ponte Morandi costato la vita a 43 persone arriva la perizia che indica chiaramente responsabilità e colpevoli. L’hanno firmata i quattro ingegneri esperti incaricati dal giudice Angela Nutini (Renzo Valentini, Giampaolo Rosati, Massimo Losa e Stefano Tubaro) e punta il dito sul gestore.

Secondo gli esperti “sono identificabili le carenze nei controlli e negli inteventi di manutenzione che non sono stati eseguiti correttamente”. Un passaggio chiaro che riassume le 476 pagine della perizia e indica una causa chiara: il cedimento dello strallo nella Pila 9, dal lato del mare di Genova.

Il dato più chiaro, anche per chi non sia esperto di ingegneria, è uno solo: quella tragedia poteva essere evitata con maggiore attenzione da parte di chi aveva il potere di gestiome. “Controlli e interventi manutentivi, se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell’evento. La mancanza e/o l’inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema”, scrivono i periti.

Gli esperti hanno constatato come dal 1993, anno dell’ultimo intervento di manutenzione, non sono più stati eseguiti interventi per arrestare il processo di degrado in atto. Tutto questo nonostante le indicazioni dell’ingegner Morandi che lo aveva progettato. Aveva fatto presente il rischio di corrosione dei cavi con il passare degli anni. Ma già poco dopo la cerimonia d’inaugurazione, i tecnici del gestore e lo stesso Morandi avevano proposto modifiche di intervento.

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Crollo del Ponte Morandi, nessuna causa esterna ma solo incuria secondo gli esperti

Nessuno avrebbe fatto nulla e così il tempo ha consumato le componenti del ponte. “Il tirante Sud-lato Genova della pila 9 – è critto ancora –  ha mostrato un’evidente e gravissima forma di corrosione nella zona di attacco con l’antenna. La corrosione dei cavi primari ha avuto luogo in zone di cavità e mancata iniezione formatesi nella costruzione del ponte”.

Ma c’è un altro passaggio importante sulle responsabilità. Nella strategia difensiva di Autostrade è evidenziato come una bobina di acciaio dal peso di 3,5 tonnellate sarebbe caduta da un camion in transito proprio in quei minuti sul Ponte Morandi. In realtà le analisi hanno permesso di escludere che sia quella la causa. Lo confermerebbero la lposizione a terra del semirimorchio e della bobina s”pienamente compatibili con l’ipotesi che i due corpi siano precipitati entrambi insieme fino a giungere al suolo”.

L’ultima domanda del gip agli esperti ha una risposta  che suona come una sentenza. “Non sono stati individuati fattori indipendenti dallo stato di manutenzione e conservazione del ponte che possano avere concorso a determinare il crollo, come confermato anche dalle evidenze visive emerse dall’analisi del filmato Ferrometal”. Cioè il video girato dalla telecamera di sorveglianza di un’azienda proprio sotto il viadotto, già acquisito agli atti.

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