Covid-19, Pregliasco: “Ecco quando finirà davvero quest’incubo”

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Covid-19, parla Fabrizio Pregliasco. L’esperto, intervenuto in diretta a Radio Kiss Kiss, fa chiarezza sui tempi reali prima di uscire fuori da quest’incubo sanitario. 

Covid-19 pregliasco
Fonte: Facebook

L’arrivo del vaccino anti-Covid, in programma per l’inizio del 2021, non sarà automaticamente sinonimo di via libera per tutti e incubo finito. Lo ribadisce Fabrizio Pregliasco, direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e ricercatore in Igiene Generale e applicata all’Università degli Studi di Milano, intervenuto quest’oggi ai microfoni di Radio Kiss Kiss.

Nelle prossime settimane arriveranno i vaccini (Getty Images)

Covid-19, il punto di Pregliasco

Servirà tempo piuttosto. Mesi. Perché prima che la minaccia inizi davvero ad affievolirsi, sarà necessario che si innalzi la percentuale delle persone vaccinate su tutto il territorio. Per la serie: tutto inutile se a sottoporsi al vaccino – al momento non obbligatorio – sarà  appena un 10% della popolazione nazionale. Ecco perché, malgrado la partenza della campagna di vaccinazione sia fissata a gennaio, in realtà solo a primavera inoltrata potremmo vedere dei concreti risultati.

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Il tutto, appunto, solo se collegato a una percentuale man mano sempre in crescendo: “Bisognerebbe arrivare al venti o trenta per cento per vedere gli effetti sui vaccinati”, evidenzia l’esperto. Quindi sarà fondamentale anche la produzione e la distribuzione: “Dipende anche dalla disponibilità dei vaccini, ci saranno poche dosi inizialmente del vaccino Pfizer. Ci vorranno alcuni mesi prima di avere i primi effetti, a maggio potremmo iniziare a vedere un po’ di luce dalla finestra”. 

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Ma a preoccupare è anche la reazione della gente appena il vaccino sarà un fatto concreto. A preoccupare Pregliasco sono i negazionisti e gli scettici: “Speriamo ci sia gente che ha voglia di farlo, ci sono situazioni in cui le persone dicono di accettare, stanno tornando i no vax. Dal punto di vista medico sarebbe importante renderlo obbligatorio, ma iniziamo con la raccomandazione. E’ la cosa migliore attualmente. Si può ottenere un risultato con alleanza terapeutica”.

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