Lutto in casa Lazio: è morto Arturo Diaconale, direttore comunicazione 

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Arturo Diaconale ci lascia: lutto terribile in casa Lazio. Il direttore comunicazione biancoceleste, membro anche del Consiglio di amministrazione della Rai, si è spento a causa di una malattia con cui lottava da un bel po’. 

Lutto terribile in casa Lazio: è morto Arturo Diaconale, responsabile della comunicazione del club biancoceleste. Era da tempo malato e le sue condizioni sono purtroppo peggiorate negli ultimi giorni. Il giornalista, apprezzato per qualità tecniche e spessore umano, aveva 75 anni. Nei mesi scorsi, in pieno lockdown causa Covid-19, si era battuto affinché il campionato riprendesse come poi è effettivamente accaduto.

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Addio ad Arturo Diaconale: il cordoglio biancoceleste

La società di Claudio Lotito lo ha ricordato con la seguente nota ufficiale: “La S.S. Lazio, il suo Presidente, l’allenatore, i giocatori e tutto lo staff esprimono profondo cordoglio per la scomparsa del portavoce del club, Arturo Diaconale, e si uniscono al dolore della famiglia”. Parallelamente all’impegno laziale, è stato anche membro del Consiglio di amministrazione della Rai fino al 2018.

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Il collega, lo scorso 18 maggio, uscì allo scoperto sulle proprie condizioni dopo un delicatissimo intervento chirurgico: “Subito dopo l’operazione in cui mi è stata aperta la calotta cranica per rimuovere il malevolo intruso che vi si era insediato, mi era capitato di riflettere sul fatto che la pandemia non aveva generato i tanto attesi, spesso in maniera forzosa, cambiamenti sulla natura di un Paese che ormai si è tendenzialmente consegnato al cinismo spietato e che è spesso poco solidale”.

Continuò poi così attraverso un lunghissimo post su Facebook: “Un’amara considerazione, la mia, a cui mi aveva spinto la lettura di una nota pubblicata sul Corriere della Sera da Stefano Agresti in cui si dava notizia del mio intervento e si esprimeva una severa condanna di coloro che nel commentare la mia vicenda sui social network mi auguravano la morte tra i più atroci patimenti. Solo perché mi ero battuto per sostenere le legittime ragioni della S.S. Lazio di poter concludere regolarmente il campionato puntando ad ottenere un risultato di prestigio già in parte acquisito sul campo?”. 

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