Usa, respinto il ricorso di Trump in Pennsylvania: si va alla Corte Suprema

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Altra sconfitta in Usa per Donald Trump. Anche la Pennsylvania respinge il suo ricorso, con il tycoon che si affiderà alla Corte Suprema.

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Il tycoon continua perdere ricorsi (Getty Images)

Continua la battaglia personale di Donald Trump contro l’esito delle ultime elezioni Usa. Infatti il tycoon ha provato ad annunciare un ricorso anche in Pennsylvania, con lo stato che però ha respinto la richiesta del 45esimo presidente americano. Lo stato ad est degli Stati Uniti è stato fondamentale per la vittoria di Joe Biden, che è riuscito ad ottenere 20 grandi elettori.

Infatti i tre giudici della Corte d’appello del Terzo Circuito (nominati dai presidenti repubblicani) hanno respinto la richiesta del tycoon valutandola come priva di ogni fondamento e di ogni prova.

Così adesso il caso sembrerebbe passare nelle mani della Corte Suprema, ultima disperata mossa di Donald Trump. Qui però il tycoon sembrerebbe essere in vantaggio, visto che la stragrande maggioranza dei giudici sono stati nominati daL tycoon e sono conservatori. Andiamo quindi a vedere cosa è successo in Pennsylvania e come i giudici hanno valutato la richiesta di Trump.

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Usa, Trump si rivolge alla Corta Suprema: ultimo disperato tentativo

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L’ultimo tentativo di Donald Trump (Getty Images)

La Corte d’Appello della Pennsylvania ha respinto subito la richiesta di Trump, con una sentenza che recita: “Le accuse di scorrettezze sono serie, ma definire un’elezione ingiusta non la rende tale. Le incriminazioni richiedono accuse specifiche e poi prove. E non ne abbiamo“. Infatti nel Keystone Joe Biden ha vinto di soli 80mila voti, e quindi adesso a Trump non resta che andare dinanzi alla Corte Suprema.

In merito alla sentenza della Pennsylvania l’avvocato di Donald Trump, Jenna Ellis, è intervenuta personalmente sul proprio profilo Twitter. Infatti secondo la Ellis, lo stato della Pennsylvania continuerebbe a coprire le accuse di grandi frodi. Il tribunale d’apello ha confermato la decisione del giudice distrettuale Matthew Brann, che definì il ricorso come pieno di errori e cucito come “il mostro di Frankstein”.

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L.P.

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