Rivoli, mamma scopre giro di pedofili: agivano su chat e videogame

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Rivoli, mamma scopre giro di pedofili: agivano su chat e videogame. Il responsabile delle “trappole” era un ragazzo di 17 anni

Pedofili
Rivoli, mamma scopre giro di pedofili: agivano su chat e videogame (Foto: Facebook)

L’orrore della pedofilia torna a colpire in Italia. Una mamma ha scoperto una rete di pedofili che agiva attraverso chat e videogame, coinvolgendo diverse vittime. Il responsabile dell’adescamento era un ragazzo di 17 anni che via internet convinceva i bambini a produrre immagini pedopornografiche. La denuncia della donna ha portato gli agenti della polizia di Rivoli, in provincia di Torino, ad aprire un’indagine. Il giovane utilizzava la piattaforma Fortnite (uno dei videogame più in voga del momento tra i minori) per contattare le piccole vittime. Una volta adescate, le conversazioni si spostavano sulle chat di Tik Tok, WhatsApp o Instagram. Da lì venivano reperite le foto da dare in pasto alla rete di pedofili.

L’operazione, denominata per l’appunto “Fortnite“, è stata condotta con l’ausilio del Compartimento Polizia Postale Piemonte e del Compartimento Polizia Postale Veneto. Le indagini sono scattate nel mese di luglio e sono arrivate a conclusione nelle ultime ore con l’individuazione del 17enne responsabile.

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Rivoli, mamma scopre giro di pedofili: il responsabile dell’adescamento era un 17enne

Polizia pedofili
L’ultima operazione della Polizia Postale contro una rete di pedofili (Foto: Facebook)

Secondo quanto ricostruito dalle indagini delle forze dell’ordine, i video e le foto reperite dal 17enne venivano realizzate nelle camerette dei bambini. Attraverso i cellulari inviavano il materiale online e ricevevano un compenso economico, o attraverso ricariche per la Sim del cellulare o attraverso soldi cash. Alcuni venivano semplicemente minacciati e costretti a farlo senza compenso.

La strategia era collaudata. Prima il ragazzo si presentava come compagno di giochi online su Fortnite, poi dopo aver preso confidenza spostava il rapporto sulle chat. Una volta reperito il materiale pedo-pornografico, inviava il tutto alla rete di pedofili, che pagavano somme importanti. L’uso dei dispositivi elettronici da parte dei più piccoli, aumentato durante il lockdown, aveva reso più difficile ai genitori accorgersi dei fatti. Fino a quando una mamma ha fatto partire l’inchiesta, risoltasi nelle ultime ore.

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