Fabrizio Corona svela: “Volevano uccidermi. Ora sono malato di denaro” 

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Fabrizio Corona si confessa ai microfoni del Corriere della Sera. L’ex paparazzo parla del suo libro e di tante disavventure che ha superato o nel quale ne è ancora al centro. 

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(Getty Images)

Fabrizio Corona rompe il silenzio. E lo fa a suon di clamorose rivelazioni e scottanti retroscena. Il tentato omicidio nei suoi confronti, la dipendenza del denaro e molto altro: è questo quanto rivelato dall’ex paparazzo intervistato quest’oggi dal Corriere della Sera. Sarebbero state precisamente due le volte in cui hanno cercato di ammazzarlo.

Una prima volta è avvenuto con degli albanesi, come racconta il 46enne di Catania. Tutto è iniziato da un suo vecchio cliente, nonché un nipote di uno storico boss d’Italia: “Mi fa causa: secondo lui, gli dovevo dei soldi. Ma la regola della malavita è che, se fai causa, non puoi mandare il recupero crediti”, rivela Corona.

Fabrizio Corona
Fabrizio Corona ©Getty Images

Fabrizio Corona svela: “Sono malato di denaro”

Ed è da lì che presto si è scatenato l’inferno, con una prima messaggio presso il suo ufficio: “Arrivano in ufficio due albanesi. Uno dice: Corona, hai un problema con xx, vedi di dargli i soldi. E io: ah sì? Usciamo e vediamo. Scendo, il mio autista mi segue e scatta la rissa”. Furono i vari commercianti a interrompere bolgia furibonda, e gli stranieri ne approfittarono per scappare come racconta l’imprenditore.

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“Dopo un po’ – continua – un tale mi dice che c’è uno pesante di una famiglia balorda che mi vuole parlare. Era grossissimo e sul cucuzzolo della testa aveva tatuata la sigla Acab: all cops are bastards, tutti i poliziotti sono bastardi. Mi fa: sono venuti due albanesi per comprare una pistola e noi, prima di vendere una pistola, vogliamo sapere a che serve”. 

Il motivo era chiaro: “A uccidermi o gambizzarmi. Il soggetto con Acab sulla testa, poi condannato a 21 anni con aggravanti mafiose, dice che lui e suoi si sono messi di mezzo perché mi rispettano. Insomma, combiniamo un appuntamento, lui, io, gli albanesi, il creditore. Che ha capito il messaggio e non s’è più visto”. 

Adesso, messo tutte queste disavventure alle spalle e intento nel superarne altre in corso, svela la sua più grande debolezza: “Il denaro è la mia grande malattia: mi dà il senso del successo e dell’identità. Sto cercando di curarmi con due psichiatri”. Ma il primissimo passo per uscire da una forte dipendenza è proprio riconoscerla. Quindi, quanto meno, siamo a un buon punto di partenza…

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