Coronavirus, aumentano del 600 per cento i casi all’interno delle carceri

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I casi di coronavirus all’interno delle carceri italiani sono aumentati del 660 per cento come denuncia una lettera del sindacato della Polizia Penitenziaria. 

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Nelle ultime due settimane, i casi di coronavirus all’interno delle carceri italiane sono aumentati del 600 per cento. Questo quanto emerge da una lettera inviata dal Sindacato della Polizia Penitenziaria Osapp al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Nella lettera vengono denunciate situazioni che hanno favorito questo rapido incremento dei contagi, tra cui una “una generale e quanto mai pericolosa promiscuità nei reparti detentivi”. Il documento porta la firma del segretario generale Leo Beneduci che spiega come vi sia da parte del sindacato una profonda preoccupazione per  il reiterato mantenimento senza limitazioni di sorta, da quanto si apprende, dei servizi di traduzione, di piantonamento nonché i colloqui “de visu” tra i detenuti e i familiari/congiunti, anche provenienti da Regioni diverse, visto che i precari divisori in plexiglass installati in fretta e furia nel periodo aprile-maggio sui tavolini delle sale colloqui in carcere non impedirebbero del tutto lo scambio di contatti fisici e di effusioni”.

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Coronavirus, sindacato Osapp: “Il carcere è una zona franca”

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Motivi che rendono inevitabilmente il carcere come una sorta di “zona franca anche rispetto alle recenti ed urgenti misure adottate in Consiglio dei ministri, rivolte alla prevenzione ed al contenimento del contagio e che dispongono per la massima limitazione degli spostamenti, anche attraverso l’adozione di dispositivi per la visione da remoto, persino in ordine alle incombenze di natura giudiziaria e penale”. A giudizio del sindacato  “il Dap avrebbe lasciato ogni responsabilità e adempimento alla scelta di Provveditori regionali e Direzioni di istituto penitenziario con ciò, in luogo della necessaria unitarietà d’intervento e di iniziativa, determinando una condizione variegata e quanto mai confusa”.

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