Lavoro, la crisi ha colpito maggiormente le donne: perso il 56% dei posti

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La crisi pandemica, per quanto riguarda il lavoro, ha colpito maggiormente le donne che contano il 56% di posti persi

Donne lavoro stipendi Istat

La pandemia da coronavirus ha causato danni ingenti a milioni di cittadini italiani che hanno perso il lavoro. Secondo lo studio Fondazione Studi Consulenti, a rimetterci maggiormente sono state le donne. Tra il secondo trimestre del 2019 e lo stesso periodo del 2020, sono 470 mila le occupate in meno (-4,7%). Su 100 posti di lavoro, quelli femminili rappresentano il 55,9%.

L’occupazione maschile ha tenuto maggiormente botta con un decremento di 371 mila occupati (-2,7%). A subire maggiori tagli è stato il lavoro a termine, il quale ha fatto registrare 327 mila lavoratrici in meno per un calo del 22,7%. Le lavoratrici autonome invece sono diminuite del 5,1%.

Il sistema ricettivo e ristorativo, dove le donne rappresentano il 50,6% dell’occupazione, è stato tra i servizi più colpiti dalla crisi pandemica. L’industria, dove l’occupazione maschile è prevalente, al momento regge maggiormente.

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Lavoro, 707 mila mamme inattive da inizio pandemia

Le donne, rispetto agli uomini, in questi mesi hanno gestito un sovraccarico di lavoro, familiare e professionale che non ha precedenti. Durante il lockdown, il 74% delle donne ha continuato a lavorare, mentre la percentuale maschile è stata minore (66%).

Lo stress derivato per circa 3 milioni di mamme con un figlio a carico con meno di 15 anni è stato molto elevato. Nell’ultimo anno la tendenza a rinunciare al lavoro è cresciuto per l’8,5% con un incremento di 707 mila donne inattive. Il tasso di attività femminile è passato da 56,8 a 53%.

La situazione attuale ha contribuito a scoraggiare l’offerta di lavoro. Questa tendenza si è particolarmente accentuata nelle donne con titoli di studio più bassi.

Il nostro paese è anche quello con il più alto tasso di abbandono del lavoro per esigenze di cura familiare. Inoltre, si registrano anche i livelli di natalità più bassi perché vale la formula di “meno lavoro, meno figli”.

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