Coronavirus, Conte alla Camera: ”È il momento di restare uniti”

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Il premier Giuseppe Conte ha riferito alla Camera sulle nuove misure restrittive del suo governo per fronteggiare il coronavirus. 

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La situazione in Europa è tornata tragica. Il rapido aumento dei contagi delle ultime settimane ha infatti costretto molte nazioni ad adottare misure molto drastiche, con la Francia che si è addirittura ritrovata costretta a dichiarare un nuovo lockdown. E anche nel nostro paese, l’emergenza sanitaria sembra di nuovo alle porte. E su queste basi, sono nate le nuove restrizioni imposte dal governo nella giornata di domenica. Un nuovo Dpcm che impone dei divieti importanti che hanno però scatenato l’ira dei commercianti, costretti a chiudere le loro attività dopo le 18. E il premier Giuseppe Conte è andato a riferire alla Camera per spiegare i motivi che hanno portato il suo esecutivo a varare misure così rigide. Ai presenti, Conte ha infatti spiegato che “tutti i governi Ue con i loro meriti e demeriti, e ciò riguarda anche il nostro governo, sono stati costretti a fare un passo indietro. La scorsa settimana il presidente Mattarella ci ha ricordato che tutte le articolazioni dell’ordinamento democratico sanno di dover operare sempre con spirito di unità e coesione. Questo, se mi permettete, è davvero il momento di restare uniti”.

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Ex Ministro Tria contro il governo: “Bisognava agire prima”

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“Uno schema complesso e cervellotico”. Cosi l’ex Ministro dell’Economia Giovanni tria, intervistato da affaritaliani.it ha definito il nuovo Decreto Ristori varato dal governo per compensare i commercianti delle perdite che stanno subendo a causa delle nuove misure restrittive. Secondo Tria, si tratta di un provvedimento che difficilmente sortirà l’effetto sperato e che oltretutto arriva in ritardo rispetto alla grave situazione economica in cui si trova il paese: “Quello che avrebbero dovuto fare già con il primo lockdown e che neanche oggi hanno fatto, e infatti ora molte categorie sono esasperate, è risarcire i ricavi persi a causa della chiusura e del sacrificio fatto per tutelare la salute di tutti. Il governo avrebbe dovuto guardare gli incassi dell’anno scorso e compensare i mancati ricavi almeno all’80% e non commisurare un ristoro al 100, 200 o 300% rispetto a quello elargito durante il primo lockdown. Così non funziona perché in primavera è stato dato pochissimo e molti sono esasperati anche perché hanno investito parecchio per mettersi in regola con le norme anti-Covid”.

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