Lockdown a Milano, Sala: “Ora non serve, ma forse tra 10 giorni…”

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Lockdown a Milano, il sindaco Giuseppe Sala torna ad opporsi. Dopo l’intervento di ieri, il primo cittadino ha ribadito la propria posizione quest’oggi al Corriere della Sera. 

coronavirus sala
(Getty)

No a un lockdown specifico per la città di Milano: il sindaco Giuseppe Sala, già pronunciatosi ieri sull’argomento, lo ribadisce oggi a gran voce ai microfoni del Corriere della Sera. Il primo cittadino, a distanza di ore, continua infatti a mantenere salda la sua posizione e a non ritenere necessario tale eventuale provvedimento.

L’input è giunto ieri da Walter Ricciardi, consulente del ministro della salute Roberto Speranza, che ha ritenuto necessaria una chiusura totale per il capoluogo lombardo e la città di Napoli, altra città ormai in ginocchio sul piano epidemiologico. “Ma, con tutto il rispetto per Ricciardi, non credo sia così”, risponde oggi la guida cittadina.

Nord-Italia
 (via Getty Images)

Lockdown a Milano, la posizione del sindaco

I dati in suo possesso, del resto, dimostrerebbero altro: “Ieri un amico virologo mi ha detto che c’erano 80 pazienti intubati a Milano e 201 in Lombardia. Ad aprile erano tra i 1.500 e i 1.700. La conclusione è che, anche nella peggiore delle ipotesi, avremmo 10-15 giorni per decidere un lockdown”. Secondo Sala, dunque, non ci ritroveremmo a un tale punto di non ritorno da optare subito per la soluzione più estrema in assoluto.

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Nel frattempo si dice pronto ad aiutare i proprietari di bar e ristoranti milanesi penalizzati dal nuovo DPCM. E avrebbe offerto il suo contributo al Governo per accelerare la macchina burocratica relativa ai sussidi che dovrebbero giungere entro il mese di novembre: “Ho chiamato il ministro Gualtieri e gli ho detto: “Siccome volete rimborsare in fretta chi ha una penalizzazione, metto a disposizione i miei uffici per far sì che i rimborsi arrivino subito”.

E nel frattempo si dice contrario anche alla chiusura licei: “Io non ero e non sono d’accordo. Preferirei una didattica in parte a distanza e in parte in presenza”. Per quanto riguarda invece una nuova candidatura, il politico dribbla l’argomento e lancia un quesito in vista della prossima primavera: “Siamo sicuri che si voterà a maggio?”. Molto, tutto, dipenderà da quanto sarà stato fatto durante l’inverno…

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