Covid-19, in Svizzera stop alle terapie intensive per gli anziani: il motivo

Covid-19, in Svizzera stop alle terapie intensive per gli anziani: il motivo è da ricercarsi nella difficoltà del sistema sanitario che si trova in pesante sovraffollamento

Malati covid anziani
Covid-19, in Svizzera stop alle terapie intensive per gli anziani: il motivo (Foto: Getty)

Torna l’emergenza della pandemia di coronavirus in Europa e gli ospedali sono di nuovo al collasso. La curva dei contagi sta raggiungendo nuovi record, non toccati nemmeno lo scorso inverno e che stanno richiamando l’attenzione dei vari governi. In Italia siamo ormai vicini ai 20.000 positivi al giorno, la Francia è quasi al doppio e anche la Germania non se la passa più bene. Ma ci sono nuove realtà in grossa crisi come la Svizzera. Dopo aver resistito bene alla prima ondata, ora si trova a dover fronteggiare migliaia di contagi quotidiani. Solo ieri ne sono stati registrati 6.592, con un totale di 10 morti. Se consideriamo il rapporto rispetto agli abitanti abbiamo numeri superiori ad Italia e Austria. Una criticità che l’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche e la Società Svizzera di Medicina Intensiva ha deciso di affrontare con una decisione piuttosto scomoda ma necessaria. Dal 20 marzo scorso, infatti, è in vigore un protocollo sanitario che prevede di non curare in terapia intensiva gli anziani affetti da Covid-19. Un modo per non sovraccaricare e bloccare l’accesso agli altri malati gravi.

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Covid-19, in Svizzera stop alle terapie intensive per gli anziani: bisogna salvaguardare l’accesso agli altri malati gravi

Terapie intensive pazienti anziani
Covid-19, in Svizzera stop alle terapie intensive per gli anziani: il motivo (Foto: Getty)

Nel documento si legge testualmente: “Con indisponibilità di letti in terapia intensiva, non andrebbe fatta alcuna rianimazione cardiopolmonare ad alcune fasce di pazienti Covid“.

Nello specifico si fa riferimento a “persone di età superiore a 85 anni o con più di 75 ma con le seguenti patoogie: cirrosi epatica, insufficienza renale cronica stadio III, insufficienza cardiaca di classe NYHA superiore a 1 e sopravvivenza stimata a meno di 24 mesi“.

Secondo quanto stabilito dalle autorità medico-scientifiche svizzere per aver accesso alle cure di Terapia Intensiva saranno solo i pazienti più gravi. In questa categoria rientrano coloro che hanno “un arresto cardiocircolatorio ricorrente, malattia oncologica con aspettativa di vita inferiore a 12 mesi, demenza grave, insufficienza cardiaca di classe NYHA IV, malattia degenerativa allo stadio finale“. Tutto questo solo in caso di ospedali con sovraffollamento e risorse limitate, condizioni finora non verificatesi. Una situazione di emergenza di cui tener conto in prospettiva futura, considerando un ulteriore aggravamento della pandemia. Una cosa simile era purtroppo avvenuta anche in Italia, a Bergamo, durante il picco dello scorso marzo, quando i posti non erano sufficienti a curare tutte le persone malate.

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