Covid-19, l’epidemiologo: “Carica virale altissima in alcuni asintomatici” 

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Covid-19, l’epidemiologo Carlo La Vecchia fa il punto della situazione al Corriere della Sera. Il medico, tra le altre cose, rivela anche una scoperta a proposito degli asintomatici. 

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L’emergenza Covid-19 in Italia sarebbe più grave del previsto (Foto: Getty)

La pandemia da Covid-19, dopo una parziale tregua durata l’intera estate, ora torna a preoccupare fortemente. E dopo i numeri critici in vari Paesi europei come Francia, Spagna e Gran Bretagna, la minaccia ora si riaffaccia prepotentemente anche in Italia. Sono stati 15.119, infatti, i contagi totali registrati ieri. Numeri che da previsione ci saremmo dovuti ritrovare a dicembre in caso di criticità, ma che invece appaiono già a fine ottobre.

A far la differenza, oltre alla riapertura eccessiva concessa nei mesi scorsi, è anche la carica del coronavirus risalita. E’ tipico dei virus influenzali, del resto, riacquisire potere durante l’autunno e soprattutto in pieno inverno. Ma c’è una sostanziale differenza, almeno per ora, tra lo scenario della prima ondata e questo attuale.

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Covid-19, il professor La Vecchia fa il punto della situazione

E a ribadirla è il dottor Carlo La Vecchia, ordinario di Epidemiologia all’Università degli studi di Milano, intervenuto quest’oggi ai microfoni del Corriere della Sera: “La diffusione e gli esiti della malattia – spiega appunto il docente – sono molto differenti da marzo: abbiamo un numero di positivi enormemente più alto ma un numero di ricoveri in terapia intensiva limitato, cosi com’è limitato (sempre in relazione a marzo e aprile) il numero dei decessi per Covid”.

E a proposito della carica virale, emerge adesso un dato tutt’altro che confortante: “Misurare la carica virale su vasta scala richiede ancora tecnologie sofisticate e costose. In più la moltiplicazione delle molecole Rna del virus varia da soggetto a soggetto; ad esempio ci sono asintomatici con carica virale altissima. È quindi difficile, su base scientifica, correlare l’alta carica virale al numero dei ricovero”. 

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Il responsabile sanitario traccia poi anche una panoramica sulle terapie intensive, ovviamente fondamentali se la situazione dovesse precipitare ancora. Ma da questo punto di vista, c’è forse un vantaggio: “A livello nazionale abbiamo del tempo a nostro favore, cioè diverse settimane prima che entrino in una situazione critica: ci sono 5.400 posti pronti e altri 3.000 approntabili”.

Il dottor La Vecchia poi spiega anche una frase allarmante che abbiamo spesso sentito, ovvero che “i letti sono già pieni”. In realtà dietro questa frase c’è un significato molto più profondo e specifico: “Significa che sono occupati tutti i posti creati solo ed esclusivamente per pazienti Covid. La differenza salta all’occhio: ad aprile avevamo 4.000 terapie intensive impegnate”.

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